Quelle nuove mode che cavalcano le onde radio

Roberta Pasero

I tormentoni, si sa, si diffondono di radio in radio, si propagano a onde corte, medie e lunghe, sintonia dopo sintonia. Il merito è tutto del signor Reginald Aubrey Fessenden, un pioniere canadese, oggi un illustre sconosciuto, ma alla sua epoca un geniale inventore di apparecchi di trasmissione sottomarina e di oltre cinquecento brevetti. Fu proprio questo fisico e docente universitario nato nell'Ontario nel 1866 da un ministro anglicano e cresciuto alla scuola di Thomas Edison, a creare l'entertainment radiofonico, ovvero a mandare in onda la prima trasmissione di parole, voce e musica senza fili.
Con uno storico precedente, che, a volerlo ricordare, toglierebbe il primato a Guglielmo Marconi che inviò il celeberrimo segnale telegrafico Morse soltanto alla fine del 1901. «Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete Voi, signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?»: era un anno prima, invece, una notte tempestosa del 1900, quando da un'isola del fiume Potomac Reginald Fessenden fece il suo primo esperimento, praticando migliaia di microincisioni sul cilindro di un fonografo collegato ad un circuito elettrico tramite un interruttore, in modo da creare un'onda a oscillazione costante di 10mila Hertz. Funzionò ed il il signor Thiesen, ad un chilometro di distanza, rispose. Ci vollero sei anni perché Fessenden riuscisse a perfezionare i suoi studi e a mandare in onda il primo rudimentale programma dimostrando che le onde sonore si trasmettono per onde continue centrifughe come un sasso che cade nell'acqua e non provenivano da una scintilla creante un effetto di scossa, come invece sosteneva il «rivale» Marconi: il 24 dicembre del 1906 i marinai a bordo delle navi che traversavano l'Atlantico lo sentirono a centinaia di chilometri di distanza, in diretta da Brant Rock nel Massachusetts, suonare Santo Natale al violino ed anche leggere alcuni passaggi della Bibbia e fare gli auguri. Tutto il resto fu in discesa, ma non per lui, finito ben presto dimenticato nonostante i suoi fans lo considerino ancora oggi il vero padre della radio. Cent'anni dopo il suo nome viene celebrato con una radio da viaggio, la SongBook, che Tivoli Audio, nome cult per gli apparecchi audio, gli dedica: tutta in bronzo, a tiratura limitata e con una serigrafia che ricorda il centenario delle trasmissioni di intrattenimento radiofonico, quelle che in Italia vengono abitualmente seguite da 47 milioni 500mila ascoltatori, pari al 91.5% di chi ha dagli 11 anni.
Già, ma da chi è formato questo esercito di fedelissimi? Autentiche tribù, come le definisce lo studio di marketing di Meta Comunicazione: c'è quella dei «dipendenti da news» che l'ascolta in automobile o mentre lavora e che vuole essere sempre informata tanto che cambia frequenza non appena sente della musica, e quella degli «aspiranti dj» che, al contrario cambia continuamente emittente creandosi un palinsesto su misura inseguendo musica a gogo. Vi è poi la tribù dei «super fedeli» che ovunque si trovi pretende di ascoltare esclusivamente la sua radio preferita, ne conosce a memoria il palinsesto, i nomi dei dj e le battute tormentone, quella delle «sognatrici», innamorate delle voci e che usano la radio come colonna sonora della vita e i dj come surrogati dei divi di Hollywood da tempestare con sms, complimenti e confidenze, e per finire quella dei «nemici della solitudine» che, indipendentemente dal nome dell'emittente e dall'orario, la tengono accesa tutto il giorno trasformandola nel sottofondo delle loro attività quotidiane. Ma qualsiasi sia la tribù di appartenenza per più di 7 ascoltatori su 10 la radio è associata ad un bel ricordo, che sia il primo bacio, un momento felice della vita, anche un ironico tormentone. Mr. Fessenden può ritenersi soddisfatto.