Quelle omelie sui Dico troppo simili a un comizio

Mi capita sottomano un aforisma di Emmanuel Mounier: «La cristianità moderna continua a preparare la sua morte». Non so se considerarla una profezia sinistra o l’annuncio di una nemesi storica in grado di riportare a galla la freschezza del vangelo. A voler essere pessimisti guardo alla spaccatura del mondo cattolico sui grandi temi, come l’etica riguardante la vita. Un quotidiano di Trento riporta l’intervista ad un autorevole prete del clero locale. Sostiene a spada tratta Dico e dintorni. In nome della laicità e della libertà ovviamente. Leggo di un parroco fiorentino che, durante la messa, invoca Maometto nella preghiera finale. Apro internet e scopro che fior di nomi del gotha ecclesiastico sottoscrivono petizioni per «fermare il Papa». Mi viene in mente un detto del Manzoni: «Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune».
Tra i no-global o nei salotti radicali, sempre più spesso, preti e credenti illuminati discettano e ammanniscono menu teologici, prendendo le distanze dal Magistero della Chiesa. Della serie: il Papa sbaglia e la verità va cercata altrove. Dove altrove sta per posizioni della sinistra più radicale. Il tutto in nome della laicità e della libertà, ovviamente. Libertà, appunto. Sono cresciuto nella convinzione che per essere liberi sia necessario avere la strumentazione razionale e morale per distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Senza questo discernimento non restano che due ipotesi: o l’anarchia esistenziale, l’andare di qua o di là, come se ogni comportamento avesse identico valore morale, oppure il conformismo che spinge ad andare dove vanno i più. Quando manca il discernimento morale, lì finisce la libertà, e il condizionamento dell’opinione pubblica diventa una sorta di vangelo apocrifo, capace di intruppare gli sprovveduti di coscienza.
A certo mondo ecclesiastico che sembra più attento alla libertà come valore in sé, piuttosto che ai presupposti perché l’uomo diventi autenticamente libero, andrebbe chiesto di riscoprire la vocazione autentica della chiesa. Il racconto biblico dell’Esodo, che è una metafora di un cammino di liberazione, oltre che una vicenda storica, ci consegna in continuazione il richiamo al popolo di scegliere tra il bene e il male, tra la vita e la morte. Compito dei preti non è quello di salire sul carro della presunta «modernità» in cerca di consenso ideologico e avallando le posizioni di chi nega il vangelo nella sostanza dei fatti, ma quello di illuminare le coscienze sulle implicanze esistenziali derivanti dal scegliere il bene o il male. È solo dopo aver esposto la verità, che è il presupposto per educare le coscienze alla libertà, che essi potranno fermarsi sulla porta di queste coscienze, per rispettarne comunque le scelte. Il vero servizio all’uomo non sta nell’assecondarne i limiti, ma nel renderlo edotto, perché la ragione sia provocata a percorrere sentieri di bene. Farsi belli con l’applauso degli uomini non necessariamente è un sintomo d’amore per l’umanità.
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