Questa Juventus senza memoria Così ha spento la stella di Boniek

Zibì escluso dalle 50 star che decoreranno il nuovo stadio: ha tradito andando a Roma e ha osato criticare la triade

A Torino una ne pensano e cento ne fanno. In verità il motto sarebbe diverso ma in casa Juventus le cose stanno proprio così. Dunque tra qualche mese i tifosi (detti quota mercato) della squadra bianconera potranno accedere al nuovo stadio, tutto juventino di idee e di proprietà, caso unico nel panorama calcistico nostrano. Per avviare in anticipo le celebrazioni dell’evento, qualcuno ha pensato di illuminare lo stadio medesimo con cinquanta stelle, nel senso di piastrelle dorate, una per ognuno dei settori dell’impianto, stelle che ricorderanno i grandi della storia juventina. Per la cronaca buffa, sul sito del club, a fianco del titolo «accendi una stella» risalta il profilo esultante di Roberto Bettega, da qualche mese licenziato dalla stessa società. Anche questo fa parte della commedia in bianco e nero.
Sono stati stabiliti anche i criteri per l’assegnazione del merito, roba abbastanza singolare: avere vinto il Pallone d’Oro (Boniperti o Parola, mai, ma c’è qualcuno che ha il coraggio o l’ignoranza di discuterli?), aver indossato la fascia di capitano, aver segnato un tot numero di gol, insomma tutta roba di statistica e non di storia, secondo usi e costumi in questo mondo di internauti e di incolti. E così Zibì Boniek che era stato inserito nella prima lista dei 100 di sempre, giustamente ma senza che il polacco rispettasse i criteri suddetti (!), è stato fatto fuori dai favolosi 50, colpevole, secondo una corrente di pensiero della tifoseria bianconera, di essere passato alla Roma, di aver “rinnegato” il suo passato torinese, di avere criticato in modo aspro il periodo della triade, insomma di avere assunto una posizione di contestazione. D’accordo, ma questo che cosa c’entra con il campo? Con la storia della Juventus? Così come, ai tempi della elezione a miglior milanista di sempre, venne bocciato in modo discutibile e incomprensibile Gianni Rivera per consegnare il titolo a Franco Baresi, così la Juventus cancella una parte della propria storia per un capriccio di orgoglio, per il provincialismo tipico di un ambiente che ha voluto scrollarsi di dosso il passato prossimo e remoto (fatte rare eccezioni) con lo slogan furbesco di una “mission etica”.
Andrea Agnelli vive con imbarazzo questa vicenda miserabile che serve soltanto come discarica alle ossessioni e alle paturnie di una fetta di tifosi e dirigenti ignoranti. Di certo, al di là dell’arredo dello stadio, per fortuna nessuno può cancellare dall’almanacco bianconero un periodo fantastico e i suoi interpreti. Trattandosi di stelle, più che cosmico il problema mi sembra comico.
Zibi Boniek, anche senza quella stella nel nuovo stadio di Torino, ha lasciato ugualmente il segno e la memoria nell’avventura juventina, lo ha lasciato con i suoi gol, con il suo carattere, con la sua energia. Lo ha ribadito Michel Platini che con il polacco ha vissuto una fetta importante di quella storia: «E’ una sciocchezza, Zibì ha dato molto alla Juventus, le sue critiche ai dirigenti non c’entrano con tutto quello che lui ha saputo dare e fare per la squadra». Serve altro?