«Questa straordinaria città merita di più»

(...) Questo terrorismo ha ucciso e uccide ogni giorno molti più musulmani che occidentali. Noi ci sentiamo vicini ai poliziotti iracheni, ai soldati e ai funzionari fedeli a Karzai in Afghanistan, a tutti quei pacifici cittadini dei Paesi islamici che sono vittime di attentati orribili. È la stessa guerra che minaccia il mondo libero, il nemico è lo stesso delle Torri Gemelle, della metropolitana di Londra, della stazione di Madrid. Non è uno scontro fra Oriente e Occidente, fra nord e sud, è uno scontro fra la democrazia, la libertà, la tolleranza da una parte e il fanatismo sanguinario e oscurantista dall’altra.
Noi festeggiamo oggi il Natale di Roma perché abbiamo l’orgoglio e la consapevolezza delle nostre radici e anche per ribadire con chiarezza il nostro no all’abdicazione morale dell’Italia e dell’Occidente. Quell’abdicazione alla quale sono disposti invece certi salotti, certi giornali, certi sedicenti «pacifisti» che credono di mettersi a posto la coscienza chiudendo gli occhi sulle violenze, sulle oppressioni, sul sangue versato. È un atteggiamento che trova spazio in politica soprattutto nella politica del nostro Paese. L’irresponsabile disimpegno dall’Irak, i pesanti vincoli posti dall’estrema sinistra all’azione dei nostri soldati in Afghanistan, sono altrettanti esempi di disarmo morale di fronte alla grande sfida alla quale il nostro Paese, come tutto l’Occidente, è chiamato. È una sfida di pace, che richiede però la capacità e il coraggio di assumere dei rischi. Una sfida che richiede un alto senso di dignità nazionale, uno dei grandi valori che la storia di Roma ci insegna.
Cari amici, questa di oggi è la festa delle nostre radici, la festa degli uomini liberi di tutto l’Occidente, ma è prima di tutto la vostra festa, la festa di Voi che siete romani, che a Roma vivete ogni giorno, in una città di incomparabile bellezza, la più bella al mondo, e che proprio per questo volete vivere in una città migliore degna della sua storia. Oggi a noi incombe l’obbligo morale di dire che Roma merita di più e non c’è giorno migliore del Natale di Roma per dirlo ad alta voce tutti insieme. È un grande impegno civile e politico che sentiamo nostro, al quale vogliamo dedicare un serio lavoro di costruzione di un’alternativa politica e amministrativa all’altezza di questa straordinaria città. Un primo segnale Forza Italia lo ha già dato, lo scorso mese di febbraio, dando vita alla Consulta Azzurra dei municipi di Roma. È stato un momento significativo, una scelta che insieme avete assunto per avvicinare Forza Italia ai cittadini di Roma. Con la Consulta siamo tornati alle nostre radici. Siamo tornati ad avere maggiore attenzione e premura verso chi ci sceglie e verso chi ci vota. Noi di Fi saremo i portabandiera dei Municipi di Roma, saremo il partito del decentramento e dell’autonomia amministrativa, per affermare quel valore della sussidiarietà che è presupposto e fondamento del nostro programma: il Municipio deve poter fare tutto ciò che il Comune non è in grado di fare e tutto ciò che il Municipio può fare meglio del Comune, perché l’ente più piccolo è quello più vicino alle persone, ai loro diritti, alle loro esigenze, alle loro aspettative. Oggi i Municipi finiscono per essere solo dei passacarte, chiamati a esprimere dei pareri obbligatori ma non vincolanti su decisioni assunte altrove, nelle stanze del Campidoglio.
Con questa Consulta abbiamo voluto creare una rete dei Municipi, che sia in grado di esercitare una pressione politica e organizzativa contro l’eccessivo potere del centro. Noi lavoreremo insieme su tutte le emergenze della Capitale che riguardano tutti i Municipi e che sono sempre le stesse: il degrado, la sicurezza, i servizi sociali, la scuola, le infrastrutture, la mobilità, lo sviluppo urbanistico previsto dal nuovo piano regolatore. Questi saranno i temi della nostra battaglia politica quotidiana. Un grande progetto per restituire ruolo e dignità ai Municipi di Roma e ai loro eletti.
Cari amici, non è un segreto per nessuno - e Voi lo sapete bene - che Forza Italia nel voto amministrativo del Comune è calata di molti punti rispetto al dato delle politiche e questo nell’arco di un solo mese! Dobbiamo quindi impegnarci di più per la questione romana, e io farò la mia parte. Roma è un laboratorio politico per eccellenza. Qui nasce il buono e il meno buono della politica nazionale. E allora dobbiamo lavorare affinché qui nasca qualcosa di innovativo dal centrodestra altrimenti la Capitale verrà ricordata solo per aver fatto da trampolino politico ad alcuni leader della sinistra. È un po’ poco e un po’ ingiusto per l’immagine e la credibilità di una grande Capitale come la nostra. Roma deve diventare la culla della Federazione tra i partiti e i movimenti della Casa della Libertà. Una federazione, non una semplice somma dei partiti esistenti. Noi a differenza della sinistra, condividiamo ideali e valori profondi, condividiamo un preciso modello sociale ed economico, ma soprattutto condividiamo la stessa fede nella libertà.
Ogni movimento politico ha la sua storia, le sue specificità, la sua identità, anche territoriale, di cui è giustamente orgoglioso. Le forme organizzative si vedranno: un primo passo potrà essere appunto una Federazione e Roma potrebbe esserne il luogo di nascita. La nuova Federazione dovrà allargare gli attuali confini della Cdl e unire in un solo schieramento tutte le forze riformiste, democratiche, liberali, cattoliche e moderate, laiche e socialiste che si sono riconosciute nell’esperienza politica del nostro Governo ma anche quelle che non vi hanno preso parte. In questa nuova costruzione Roma dovrà avere un ruolo fondamentale: la Federazione e - magari - un giorno non molto lontano anche un vero e grande Partito della Libertà, un sogno che io perseguo da tempo, e che si è già manifestato qui a Roma nella grande festa del 2 dicembre. Noi, diversamente dalla sinistra, ci riconosciamo in alcuni valori fondamentali che sono nostri, che sono comuni e condivisi da tutti gli elettori del blocco liberale del centrodestra, senza eccezioni, e senza contraddizioni; quelle eccezioni e quelle contraddizioni che invece si moltiplicano a sinistra, dove c’è chi crede nella famiglia e chi crede nel suo esatto contrario; chi crede nella cultura della salute e del benessere individuale e chi invece si batte addirittura per la liberalizzazione delle droghe pesanti; chi crede nella medicina al servizio dell’uomo e chi crede nell’eutanasia.
Noi invece, lo ribadisco ancora perché dobbiamo esserne assolutamente consapevoli, siamo uniti dai nostri valori; noi ci ritroviamo sempre dalla stessa parte; noi siamo un’anima sola, siamo l’anima della li-ber-tà. Sta qui il senso profondo e il valore del bipolarismo e dell’alternanza che abbiamo noi introdotto e realizzato con la nostra discesa in campo del 1994. E oggi, 21 aprile, Festa del Natale di Roma voglio, qui con Voi, riaffermare i nostri valori, i valori di Fi, i valori della nostra civiltà, i valori dell’Occidente, che è uno e uno solo, i valori di una cultura che è nata e si è diffusa nel mondo da qui, da Roma, cuore del mondo antico e del mondo cristiano che oggi può e deve rinascere e diventare il centro del nuovo mondo, del mondo del dialogo, della solidarietà e della modernità.
I principi in cui noi crediamo, dissi allora, non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; no, sono valori fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Dissi, parlando a braccio, noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: libertà di pensiero e di opinione; libertà di espressione, libertà di culto, di tutti i culti, libertà di associazione; crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
Ma la libertà non è graziosamente «concessa» dallo Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, fonda lo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla - in tutte le sue forme - proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario. Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino il servitore dello Stato. Il cittadino deve essere sovrano. Per questo - concretamente - crediamo nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare se stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
Per questo crediamo nella famiglia, nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza. Noi crediamo nei valori della nostra cultura nazionale che tutto il mondo ammira e ci invidia. Crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nei valori irrinunciabili della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati. Desideriamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione per il lavoro, e al tempo stesso - da liberisti - crediamo negli effetti positivi per tutti della competizione, della concorrenza e del progresso che non può esserci se non c’è libertà. Noi vogliamo un’Italia di donne e di uomini liberi, che non conoscano la paura, che non conoscano l’invidia sociale e l’odio di classe e che tutti insieme possano costruire un futuro diverso.
Cari amici, questo noi siamo, questa è la nostra identità, il nostro codice genetico, il nostro modo di vivere e di intendere la politica, soprattutto qui a Roma, la Città delle Città, la nostra Capitale, la città che il mondo intero ci invidia, la Città dove ogni cittadino si sente a casa sua anche se nato e cresciuto in un’altra città, in un altro Stato! So bene a questo punto di dover dire qualcosa dell’attuale amministrazione che governa la Città. Non ne avrei voglia, non fosse altro per non guastare il clima di festa proprio di una giornata come il Natale di Roma anche per non sentirmi dire un’altra volta che parlando dei problemi dei romani ho attaccato e attacco la città di Roma.
Una cosa che non ho mai fatto né pensato perché certo Roma è al di sopra di ogni polemica. Ma questo non vuole dire che non si possa e non si debba discutere su come affrontare e risolvere i tanti problemi che ancora rendono difficile la vita di tanti cittadini romani. Solo questo vorrei ricordare al sindaco Veltroni, che certamente è abile e anche simpatico ma che non deve scambiare una discussione doverosa sul piano politico e amministrativo con un attacco alla città che amo almeno quanto l’ama lui e l’ho dimostrato quando, al Governo ho garantito a Roma un impegno di risorse pari a quello di tutti i Governi del dopoguerra messi insieme. Allora Vi chiedo e mi chiedo: è colpa nostra se oggi Roma, dopo decenni di amministrazione di sinistra, è senza una rete metropolitana adeguata? Al contrario solo grazie al nostro Governo è stato possibile avviare la realizzazione di due nuove linee metropolitane: la linea C e la B1. È colpa nostra se Roma non aveva un raccordo anulare adeguato a sostenere il passaggio di oltre 160.000 veicoli al giorno? Solo grazie al nostro Governo è stato possibile completare questa infrastruttura essenziale per la città, dotandola in tutti i suoi tratti di una terza corsia. È colpa nostra se il debito dell’Amministrazione comunale è cresciuto a 7 miliardi di euro?
Per fare fronte a questo deficit si ricorre all’unica arma che la sinistra conosce: l’aumento delle tasse e delle addizionali, a cui non corrisponde un miglioramento dei servizi. Dalla mobilità ai servizi sociali, dall’ambiente, alla casa, alla sicurezza, sono tante le questioni sulle quali, nonostante gli sforzi d’immagine, i risultati del Comune - dopo vent’anni di giunte rosse - sono gravemente deficitari. Non occorre che sia io a ricordarveli, naturalmente. Occorre invece reagire.
Qualche settimana fa vi avevo detto che avremmo dovuto impegnarci maggiormente per la «questione romana». E questa mia presenza, insieme con la presentazione della nostra Carta per Roma - dieci soluzioni ai dieci più grandi problemi sono la testimonianza concreta del nostro impegno. Quello di oggi è, appunto, il nostro impegno, in linea con quello che è il nostro stile politico di sempre: proporre soluzioni concrete e attuabili ai problemi che i cittadini affrontano ogni giorno nella loro vita quotidiana. Avete detto, presentando la nostra Carta per Roma, e io lo condivido, che la nostra città ha bisogno di un «piano Marshall» per risorgere dal degrado. Noi non siamo tra coloro che pensano che la nostra città possa essere governata distribuendo panem et circenses. E proprio per questo la nostra alternativa è credibile. Proprio per questo il modo più degno di celebrare il Natale di Roma è dare il via a un progetto serio, come quello che avete presentato oggi, guardando fin da ora al 2011. Dobbiamo lavorare oggi per avere allora il nostro sindaco, un sindaco colorato d’azzurro.
Cari amici, costruire un’alternativa per Roma, e cambiare l’Italia, rimandando a casa il Governo delle tasse e delle menzogne, è in realtà la stessa battaglia. Una battaglia che possiamo e dobbiamo vincere. Una grande battaglia di libertà. Forza Roma, Forza Italia!
(Discorso tenuto ieri all’Auditorium della Conciliazione a Roma)