Il Rabbi preveggente sacrificato dagli integralisti

La figura di Gesù di Nazareth, ai miei occhi di ebreo, israeliano e laico, è quella di un uomo nato in Galilea e vissuto nella Terra di Israele in un’epoca - il primo secolo d.C. - in cui il popolo ebraico ancora manteneva un contesto nazionale a sovranità limitata. Personaggio di grande rilievo storico, lo considero uno dei profeti o dei rabbini più famosi di Israele \ mi sforzo di comprendere cosa Gesù, con le sue poche forze, tentasse di correggere nella struttura dell’identità ebraica, così come si era sviluppata nella Terra di Israele prima che il secondo Tempio, e ciò che restava dell’indipendenza israelitica, venissero definitivamente cancellati. Il cambiamento al quale aspirava avrebbe potuto incidere positivamente sul corso della storia e far sì che la grande, inutile e disperata rivolta ebraica contro l’impero romano, conclusasi con la distruzione di Gerusalemme e una crescente dispersione degli ebrei, fosse evitata. \
Verso il primo secolo dopo Cristo i farisei della Terra di Israele avvertirono la necessità di rinsaldare il legame tra le leggi di Israele e il popolo e di pari passo, per evitare l’assimilazione degli ebrei ai popoli stranieri in mezzo ai quali vivevano (secondo stime autorevoli, già a quell’epoca circa metà degli israeliti viveva al di fuori della Terra di Israele) differenziarli dagli altri mediante la scrupolosa osservanza di un numero sempre crescente di norme comportamentali.
\ Sul fronte opposto il relativamente giovane impero romano era ben deciso a esercitare un più stretto controllo sulle province, accomunandole in un contesto spirituale e religioso mediante il riconoscimento del carattere divino dell’imperatore. Ma mentre in altre province si manteneva il fragile equilibrio e lo status quo tra usanze e religioni locali e le pretese di carattere religioso dell’impero, nella Terra di Israele gli ebrei, tenacemente monoteisti, vi si opposero fermamente. E nonostante l’ebraismo fosse stato riconosciuto come Religio Licita, le posizioni intransigenti dei suoi leader religiosi, con a capo i farisei, che predicavano l’osservanza di norme sempre più severe, inasprirono il conflitto tra israeliti e romani. È lecito supporre che, cogliendo i segnali del cruento scontro che stava per scoppiare e che avrebbe portato alla distruzione della Giudea e di Gerusalemme, Gesù tentasse di spegnere quella fiamma, di allentare la tensione tra integralismo ebraico e governo romano, dirottando l’interesse della popolazione dall’osservanza di rigide norme, divieti e impedimenti - miranti a differenziare gli ebrei dagli altri popoli - verso temi sociali e morali più universali, meno nazionalisti e settoriali. Il Tempio non ha così poi questa grande importanza, era come se dicesse Gesù, ciò che conta sono i principi umani e sociali dell’ebraismo. Non sarà l’effigie dell’imperatore nel nostro luogo di culto a definire la nostra identità e la nostra religione, bensì la pietà e l’amore per i poveri e gli oppressi. Con la sua predicazione nei primi anni del primo secolo d.C. Gesù non intendeva dunque rinnegare la sua identità ebraica, né abbandonarla. Voleva solo spostare il baricentro di quella identità da una rigorosa osservanza di norme di comportamento a una maggiore sensibilità nei confronti di temi sociali; da una religione di prescrizioni e precetti a una di amore, evitando così il conflitto tra i sacerdoti del Tempio e le autorità romane.
\A questo punto sorge però un importante interrogativo. Che bisogno aveva il Nazareno, nel quadro di una riforma interna ebraica, di autoproclamarsi Messia? Con questo proclama non si spinse troppo lontano nella sua sfida alle istituzioni religiose? \ Gesù, novello Messia, non voleva solo cambiare o rendere più moderata l’identità ebraica - basata sulla stretta osservanza delle leggi della Torah e dei precetti - ma sovvertirla completamente, ribaltarla come aveva fatto con i banchi dei cambiamonete al Tempio. Quindi, non solo le istituzioni ma anche circoli più ampi del mondo ebraico temettero che la sua comparsa non preannunciasse unicamente un cambiamento ma una potenziale rivoluzione.\
Ma poiché gli ebrei non potevano sventare da soli la minaccia rappresentata da Gesù, si rivolsero alle autorità romane (contro le quali si sarebbero ribellati trentasei anni più tardi), perché li aiutassero a proteggere se stessi dal loro «Messia». Ed è questa l’ironia della sorte: Gesù, ebreo che cercava di evitare la sciagurata rivolta dei suoi connazionali contro il potere di Roma, fu consegnato a quel potere dai «futuri rivoltosi» e crocefisso come un sovversivo, un ribelle contro l’impero \
(Traduzione di Alessandra Shomroni)