Il racket dei bancali

Sono fra gli oggetti più rubati e alimentano un ricco mercato nero. Possono essere anche pericolosi: quelli prodotti illegalmente con legni dell'est Europa rischiano di essere contaminati da agenti chimici e radioattivi

Il ramo meno noto del crimine organizzato viaggia su camion, s'infila nei frigoriferi, si accumula nei magazzini, si nasconde nei porti, si annida nel retro dei supermercati. È il racket dei bancali, le piattaforme di legno su cui vengono imballate e trasferite in ogni angolo del pianeta merci di ogni tipo, dagli alimenti agli elettrodomestici. I pianali sono uno degli oggetti più insulsi e al tempo stesso più rubati al mondo per alimentare un fiorente mercato nero controllato dalle mafie dei pallet. Gli operatori della logistica lo sanno bene. Nei mercati ortofrutticoli, ad esempio, ogni mattina gruppi di predoni sono in agguato per sottrarre le pedane di legno ai produttori che scaricano le loro merci. Per gli agricoltori, spesso i bancali sono un rifiuto. Ma per i racket sono piccole pepite d'oro.

Un pallet raccolto da terra in un magazzino o in un piazzale di carico e scarico a costo zero può fruttare 50 centesimi se ha qualche danno, e addirittura 2 o 3 euro se presenta le dimensioni standard fissate dalle direttive europee e i timbri degli enti che ne certificano la conformità. Questa sorta di riciclo illegale è un modo con cui bande di disperati e clandestini riescono a sbarcare il lunario agli ordini di gruppi di caporali o di malavitosi che controllano il «territorio», cioè le grandi piattaforme logistiche, le zone industriali, i centri intermodali dove i carichi vengono tolti dai container e smistati.

Nel rapporto «Ecomafia 2016», Legambiente ha dato alcuni numeri del fenomeno. «Il mercato nero dei pallet solo in Italia movimenterebbe legalmente qualcosa come 120 milioni di unità all'anno, per un volume d'affari di circa 720 milioni», vi si legge. Cifre inattese e sorprendenti. Più dell'80 per cento delle merci in Italia viene movimentato su pedane di legno, e ogni movimento presuppone la cessione di un pallet da chi consegna a chi riceve il carico imballato. Un pianale nuovo fabbricato secondo i criteri fissati dalle direttive europee costa sui 7,50 euro, mentre per un bancale privo dei requisiti standard si scende a 5 euro.

Cambi di mano

Voci di spesa che incidono sia sui prezzi dei prodotti, se si pensa a quanti cambi di mano subisce una merce dal produttore al consumatore finale, sia sui bilanci delle aziende intermediarie. Al mercato nero, invece, li si trova a metà prezzo. Nel vortice dei controlli sui beni trasportati, spesso i pallet vengono trascurati perché ci si focalizza su quello che sta sopra i bancali, che ha valori molto più elevati. È così che cresce questo interscambio illegale e assai remunerativo.

Il racket dei pallet non si alimenta soltanto con le piattaforme semirovinate raccolte sui piazzali e riciclate in qualche modo. Il vero business si fa con quelle rubate. Si stima che ogni giorno 110mila bancali spariscano nel nulla per essere rivenduti e costringere le ditte produttrici e gli spedizionieri a dovere ricomprare ciò che era già loro. Secondo Legambiente, quello dei pallet è un mercato di 720 milioni di euro e le stime di categoria valutano che il 30 per cento circa della movimentazione di pallet usati sia gestita illegalmente frodando l'erario, in particolare l'Iva.

Il meccanismo, verificato nelle indagini svolte dalla Guardia di finanza, è più o meno il seguente. Dai centri logistici di smistamento con la complicità di magazzinieri e camionisti spariscono i pianali, che vengono riparati e rivenduti emettendo fattura, quindi «regolarizzati». L'Iva incassata non viene versata all'erario. Guadagno doppio, dal furto e dall'evasione fiscale. L'elenco dei reati di questi racket, spesso manovrati dall'estero, comprende anche il riciclaggio di denaro, la distorsione della concorrenza, i crimini ecologici.

La questione ambientale non è secondaria. I pallet di legno, i più diffusi perché più economici e resistenti (ne vengono fabbricati anche di plastica, metallo, cartone), sono standard se realizzati con materiali certificati. Uno dei più noti enti di certificazione, Epal, in Italia gestito da Conlegno, stabilisce dimensioni, tolleranze, caratteristiche e umidità del legno, emette la certificazione di sostenibilità ma impone anche trattamenti periodici di sanificazione per i pallet. Se l'igienizzazione non viene eseguita, i rischi sono più d'uno. Intere partite di pallet sono ottenute da disboscamenti illegali o non controllati, in cui è impossibile accertare l'origine. Potrebbero dunque arrivare o da zone in cui viene minacciato l'ecosistema, oppure dove il taglio delle piante non è consentito: esse sono localizzate soprattutto nell'Est Europa, come le grandi estensioni boschive tra Ucraina e Bielorussia ancora contaminate dopo l'incidente di Cernobyl, o nei Balcani, dove durante le guerre degli anni Novanta furono impiegati anche armamenti con uranio impoverito. Il legno è un materiale che assorbe agenti chimici e radioattivi.

Alimenti e sostanze tossiche

Accanto a questo, esiste un pericolo legato al tipo di merce trasportata. Un pallet impiegato per movimentare sostanze chimiche, pericolose o tossiche potrebbe in seguito essere destinato a caricare, per esempio, alimentari destinati ai supermercati. Ma potrebbe anche provenire da destinazioni lontane e durante il viaggio avere attirato parassiti o agenti inquinanti. Le autorità internazionali come la Fao, il Wto e l'Ippc (International plant protection convention, convenzione internazionale per la protezione delle piante) prevedono trattamenti termici obbligatori per ogni utilizzo a garanzia di produttori, trasportatori, operatori della logistica e consumatori. Ma anche questi rappresentano costi, e spesso li si evita.

Nel primo semestre del 2018 le Fiamme gialle hanno sequestrato 3.000 pallet contraffatti in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio. Soltanto nel Milanese nel 2016 sono state conteggiate oltre 300 attività illegali di «compro bancali». Organizzazioni che nascondevano maxi frodi fiscali sono state scoperte in varie operazioni negli anni scorsi in Veneto (15 società confiscate, 40 milioni evasi a Treviso), in Emilia Romagna (una rete di 18 società che emettevano fatture false a Cesena) e in Lombardia: 30 denunce, 23 società intestate a prestanome di etnia rom, fatture per oltre 16 milioni emesse nel Lodigiano. In generale, nel sistema dell'autotrasporto, tra il 2015 e il 2016 la Finanza ha effettuato 3.028 verifiche sulle imprese durante le quali sono stati accertati maggiori imponibili per 1,3 miliardi di euro e Iva evasa per 322 milioni. Sono stati individuati anche 1.431 lavoratori in nero o irregolari e 405 evasori totali. Nel comparto dei pallet, però, gli interventi sono stati soltanto 144. Un business oscuro ancora tutto da indagare.