RADIODUE, MEMORIA DA RICORDARE

Fra tanti omaggi al Giorno della Memoria visti e sentiti in queste settimane, ce n’è uno che è andato oltre gli altri. Non perché gli altri non fossero veri, sentiti, emozionanti, commoventi. In una sola parola, memori.
No, questa diversità si sente perché La società dei ghetti - il ciclo di Alle otto della sera in onda da lunedì scorso fino a venerdì 24, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 20,30 su Radiodue - è quanto di più lontano dalla retorica ci possa essere. E invece il rischio vero del sacrosanto Giorno della Memoria e delle sue celebrazioni è proprio quello di sconfinare spesso nella retorica.
Qui ci troviamo in un momento magico di Alle otto della sera. Perché dopo le ultime splendide puntate dei Piccoli Mozart, ciclo che è andato nettamente in crescendo e che ha reso giustizia al gran lavoro del suo autore Italo Moscati, il racconto sui ghetti di Gustavo Corni con la regia di Giancarlo Simoncelli è di una serietà e di un rigore assoluti. A partire dall’assunto di cui parla, tanto didascalico da essere perfettamente radiofonico: «Centinaia di migliaia, milioni di ebrei, hanno vissuto per un periodo più o meno lungo nei ghetti, nel corso della seconda guerra mondiale. Vi erano ghetti di grandi dimensioni, come quello di Varsavia che arrivò a contare oltre quattrocentomila abitanti, ma anche ghetti di villaggio con poche centinaia di abitanti ciascuno».
E, a partire da questo incipit, Corni inizia un viaggio che ha (o promette di avere) i suoi punti più alti e interessanti nelle puntate in cui dal discorso generale si passa ai particolari. Soprattutto, quelle dedicate al sovraffollamento, alla fame, ai prezzi, ai contrabbandieri, alla cultura e alla religione, a cosa significa essere ricco e povero nel ghetto, ai profughi e agli sradicati, alle malattie, alle epidemie e alla mortalità, ai giovani, alla polizia ebraica, fino alla liquidazione dei ghetti. In pratica, ho citato quasi tutto il piano dell’opera. Ma c’è una puntata forse ancor più interessante delle altre ed è la diciottesima intitolata «Resistere: cosa sapevano gli ebrei chiusi nei ghetti».
Ecco, se tutto il ciclo ha un limite - nonostante la scelta dei temi vada anzi in direzione diametralmente opposta - è quello di presentare un racconto poco braudeliano ed eccessivamente legato a numeri e fatti, in parte schiavo di una storiografia troppo tradizionale. Ma la puntata che parla di cosa sapevano i prigionieri del ghetto si preannuncia invece come un capolavoro di psicologia.
Insomma, un ciclo sulla Memoria. Che merita di essere ricordato.