Rarità Tavole famose. Ma l’allestimento è un po’ tetro

Che cosa si può ancora dire o vedere di Giotto? Negli ultimi dieci anni il povero allievo di Cimabue è stato rivoltato come un calzino (con rispetto parlando): libri mostre, celebrazioni. Giotto padovano, fiorentino, assisiate, riminese, cappella degli Scrovegni e via dicendo. L’ultima mostra, di pochi mesi fa a Firenze («Eredità di Giotto», alla Galleria degli Uffizi, dal 10 giugno al 2 novembre 2008), faceva scoprire anche i seguaci, una lunga schiera di pittori piccoli e grandi, tra cui il nipote e il bisnipote, che ne perpetuarono il «verbo» sin nel ’400.
Adesso un’altra mega-mostra di centocinquanta opere ce lo ripresenta al Vittoriano di Roma, con due cataloghi che solo a vederli spaventano per il peso. Come sarà? Entriamo al Vittoriano. L’atmosfera è piuttosto lugubre: uno stretto e buio corridoio conduce, tra i dipinti dei cosiddetti predecessori, ad un filmato (quel giorno invisibile). Ai piani superiori tra sale, corridoi e grandi finestre, da cui si gode la spettacolare vista dei Fori, Giotto compare attraverso le immagini multimediali dei suoi affreschi padovani e assisiati: purtroppo però i dettagli delle varie scene si susseguono uno dietro l’altro mescolando Assisi e Padova, e impedendo al visitatore di distinguere nel loro complesso i diversi cicli.
Cosa che potrebbe andare bene se ci fosse la certezza che il ciclo della Basilica superiore di Assisi sia di Giotto, il quale lavora invece nella Basilica inferiore. L’attribuzione a Giotto del ciclo assisiate superiore è infatti discussa da decenni, con una querelle che imperversa ancora oggi tra storici italiani schierati per Giotto e stranieri per il «non Giotto». Tra le tavole del maestro, notissime, ne spiccano invece alcune raramente esposte come i resti del mosaico romano della Navicella, o alcune parti del Trittico Stefaneschi. Non sono del tutto sconosciuti neppure i seguaci, molti dei quali presenti nella recente mostra fiorentina. Più innovative le sezioni che raccolgono codici, miniature, sculture e oreficerie.