Referendum, Marcegaglia "No al quesito sull'acqua, col sì indietro di 20 anni"

Confindustria si schiera. Il Pd mette in guardia dalla privatizzazione dell'acqua, ma non dice chi pagherà investimenti per oltre 60 miliardi

Roma - L'opposizione tutta continua la battaglia per raggiungere il quorum al referendum del prossimo fine settimana quando gli italiani saranno chiamati a decidere sul futuro energetico dell'acqua, sulla privatizzazione dell'acqua e sul legittimo impedimento. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferma, invece, che non andrà a votare. Anche la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia si schiera apertamente contro, soprattutto sul quesito che riguarda l'acqua. E avverte: "Con una vittoria dei 'sì' torneremmo indietro di vent'anni e ci sarebbe una minore possibilità di crescita per il Paese e di creazione di posti di lavoro". Per quanto riguarda il nucleare, invece, papa Benedetto XVI ha invitato a fare tesoro dell'emergenza della centrale nucleare di Fukushima: "Diventa una priorità adottare energie non pericolose sia per l'uomo sia per la natura".

Costi maggiori per l'Italia I promotori vogliono cancellare le norme europee, recepite dalla legge Ronchi, che aprono ai privati la facoltà di partecipare alle gare d’appalto per la gestione dei servizi pubblici, e con il secondo la possibilità di remunerare gli investimenti per migliorare la rete idrica, che perde per strada il 50 per cento dell’acqua. Si tratta di investimenti stimati nell’ordine di 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. I sostenitori del "sì" dicono che i privati si rifarebbero di questi investimenti con l’aumento delle tariffe, e per questo le vogliono sterilizzare. Ma chi pagherebbe, allora, il costo dei 64 miliardi di investimenti? Dal momento che le municipalizzate non hanno queste risorse, li dovrà pagare lo Stato, che non avendo risorse in cassa dovrà per forza ricorrere a un maggiore prelievo fiscale. A pagare non sarebbero, quindi, gli utenti dei servizi, ma i contribuenti a reddito fisso che non possono sfuggire al fisco. 

La battaglia (anti Cav) di Bersani "Io voto alle 10 di domenica mattina; fatelo tutti, contro gli imbrogli del premier", ha spiegato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un'intervista all'Unità chiedendo agli italiani di recarsi in massa alle urne fin dalle prime ore della domenica mattina perché "è molto importante dare un segno immediato di fiducia nella partecipazione" con l’effetto di "incoraggiare tutti ad andare a votare". In realtà, fa (quasi) sorridere leggere il recente saggio Per una buona ragione (editore Laterza) in cui, su materie come il nucleare e l’acqua, Bersani sostiene tesi che sono l’esatto contrario del sostegno ai "sì". A pagina 88 spiega che l’Italia, per risolvere i problemi dell’energia, deve "smantellare il vecchio nucleare e partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare pulito, avvicinando la quarta generazione". Ecco, come si possa oggi appoggiare il referendum contro il nucleare, mentre fino a qualche settimana fa si voleva "partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare", è qualcosa che supera l’abituale opportunismo politico e sconfina nel trasformismo più deleterio.

Il continuo trasformismo di Bersani Quando arriva a parlare dell’acqua, il trasformista Bersani riesce a dire l’esatto contrario di quanto affermano i sostenitori del "sì" con cui ora è schierato. "Il pubblico deve avere il comando programmatico dell’intero processo di distribuzione e le infrastrutture essenziali come le dighe, i depuratori, gli acquedotti devono essere sotto il pieno controllo pubblico - si legge nel saggio scritto da Bersani - ma ciò non vuol dire che il pubblico non possa affidare ai privati parti di gestione del ciclo, ovviamente dopo regolare gara e con un'autorità indipendente che vigili costantemente sul rapporto tra capitale investito, tariffe per il consumatore e remunerazione". Insomma, il Bersani di ieri fa a pugni con il Bersani di oggi.

L'Idv punta sul legittimo impedimento Dei quattro quesiti l'Idv sceglie di puntare soprattutto contro il legittimo impedimento. Storica battaglia contro Silvio Berlusconi. "Non faccio fare l’amministratore del mio condominio a chi è imputato del reato di furto, allo stesso modo non farei fare il presidente del consiglio a chi è imputato per reati di corruzione e concussione - interviene Felice Belisario - prima si faccia assolvere e poi, se ne è capace, può governare". Belisario spiega, poi, che andare a votare servirà a "esercitare un diritto-dovere che consentirà" ai cittadini di "difendere i pilastri della democrazia". In realtà, quel che i dipietristi evitano di dire è che la legge d’origine è già stata ampiamente mutilata e resa inservibile da una sentenza della Consulta.