Le regole non scritte dell’amore che D’Alema fa fatica a capire

Giancristiano Desiderio

È meglio adottare, se si può e se si vuole, un bimbo africano di tredici mesi o lasciarlo al suo ingeneroso destino nell’orfanotrofio del Malawi? È meglio donare tre milioni di dollari per aiutare i bambini sfortunati del sud dell’Africa o comprare un barca di dodici metri? È meglio ascoltare un disco di Madonna o sorbirsi un discorso di Massimo D’Alema? Diciamo la verità, anche con estrema franchezza: il ministro degli Esteri ha perso un’occasione per tacere. Non ha resistito alla tentazione di mostrare al mondo la sua intelligenza e il suo sarcasmo e ha definito l’adozione rapida e senz’altro eccezionale da parte di Madonna del piccolo David «un rapimento».
Una donna di 48 anni che ha avuto tutto o quasi (chi può avere tutto?) dalla vita, fortuna, fama, soldi, decide di adottare un orfanello che ha davanti a sé un’esistenza segnata e un ministro di un governo che potrebbe tranquillamente stare zitto definisce questa «scelta di vita» semplicemente come «un rapimento». Ma perché? Cosa ne sa D'Alema della scelta di Madonna e di Guy Ritchie (che hanno già due bambini, Maria Lourdes, 9 anni, e Rocco, 6 anni)? La stessa cantante americana ha detto di aver conosciuto la triste realtà dei bambini del Malawi (oltre un milione di orfanelli) e ha sentito il desiderio di aprire «la mia casa per aiutare un bambino»: «Io e Guy abbiamo avviato le pratiche molti mesi prima del viaggio in Malawi, non è stata una decisione presa alla leggera». Secondo il ministro D’Alema, che sa sempre qualcosa più degli altri, Madonna e Guy hanno rapito David e «operazioni di questo tipo» sono «controproducenti» per altre persone, altre famiglie che hanno fatto domanda e, aspettando il loro turno, sperano di adottare un bambino «ma poi si vedono sbattere la porta in faccia». Ma davvero le procedure per l’adozione dei bambini da altri Paesi non potrebbero andare a buon fine perché Madonna ha adottato, rapito secondo D’Alema, un bambino del Malawi con una procedura senz’altro più veloce e grazie alla sua fama mondiale e alla possibilità di aiutare con una consistente donazione altri orfanelli africani? Davvero Madonna manda per aria, come sostiene D’Alema, il diritto internazionale? E che diritto è quello che non tollera o contempla una nobile eccezione?
Le regole sono importanti e senza regole o leggi la vita umana sarebbe più difficile e insicura, ma una regola non scritta del mondo, degli Stati e della condizione umana dice che non tutta la vita si può sottoporre a regole. Potrà anche apparire strano, ma è proprio questa regola non scritta il sale della nostra vita, perché è da qui che dipende la nostra libertà, il valore del nostro cuore e la responsabilità delle nostre azioni. Che mondo triste, noioso e pericoloso sarebbe quello in cui tutto, ma proprio tutto, anche i nostri affetti e la «cura» della nostra esistenza, fosse sottoposto a regole e norme. Per fortuna non è così e non lo sarà mai. Gli uomini e le donne, che (direbbe il filosofo) sono «esseri singolari plurali», non sono uguali ma diversi o, se più aggrada, sono uguali nella coscienza morale, cioè nella possibilità di fare il Bene, e ognuno lo fa come può. Bene e Stato, per fortuna, non coincidono e se coincidessero ci troveremmo per davvero davanti a un rapimento ma non sarebbe quello fatto, secondo D’Alema, da Madonna, bensì sarebbe quello del sequestro della coscienza morale da parte dello Stato o degli Stati. L’azione di Madonna (e il fatto che la cantante si chiami così sembra un segno della Grazia, mi sia concesso mischiare sacro e profano, anche se nulla è più sacro della profana quotidianità umana) nasce semplicemente dal rapporto tra un libero individuo e un’autorità statale. Un rapporto che D’Alema, il quale crede ancora in un malinteso primato della politica, fatica ancora a inquadrare.
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