I francesi lo amano talmente tanto da considerarlo uno di loro, e infatti più di una fonte sciovinista gli attribuisce la nazionalità transalpina. Ma di francese in realtà ebbe "solo" la madre: il padre (aristocratico) era italiano, e la città in cui nacque - giusto cento anni fa - è Rimini... Però è indubbio che il nome d'arte scelto dal conte Renato Zavagli Ricciardelli (1909-2004), uno dei massimi artisti pubblicitari del XX secolo, fu quella della madre Maria, e quindi suona moooolto francese: et voilà... Renè Gruau. Il genio, però, è italianissimo. E per celebrarlo la sua città natale gli dedica una grande, elegantissima mostra: «Gruau e cent'anni di moda», inaugurata ieri (Rimini, Museo della Città, fino al 13 aprile): oltre 2mila opere fra bozzetti, disegni, modelli, affiches, manifesti, litografie, dipinti, libri, riviste, diapositive e video che ripercorrono i passi fondamentali di una carriera straordinaria di un grande artista attivo dagli anni Venti agli anni Novanta del XX secolo. Quasi cento anni di moda vissuti da protagonista: un maestro unico nel suo campo che quando lo stile si esprimeva attraverso le illustrazioni, più che con le foto, diede un'immagine a numerose griffe della moda, e non solo. La carriera di Renè Gruau inizia nel 1924 con la collaborazione a «Lidel», una rivista italiana di moda, di figurini e pubblicità in stile Déco. Qui nasce il suo segno, curvilineo e marcato, dai colori forti e contrastanti (soprattutto il rosso e il nero), che lo impone all'attenzione delle grandi case di moda francesi. Ispirato da Toulouse Lautrec, negli anni Trenta si trasferisce da Rimini a Parigi. Appena sbarcato Oltralpe, collabora con la rivista «Fémina», - poi dal '37 al '38 - lavora come stilista in Olanda, Inghilterra e Francia. La rivista «Marie Claire» lo assume durante la seconda guerra mondiale, e qui si specializza nell'illustrazione di moda. Poi arriveranno le collaborazioni con «Vogue», «Harper's Bazaar», «Flair»... Da qui alle grandi maisons il passo è breve. Disegna per Jacques Fath e per Balmain, ma è soprattutto Dior a cercare la sua collaborazione e a instaurare con lui un rapporto duraturo che porterà poi a grandi risultati: basti pensare ai disegni per la pubblicità dei profumi «Eau Sauvage» e «Diorella». Ai vertici del successo, Gruau abbandona gradualmente il disegno di moda per dedicarsi alla pubblicità: aziende dei guanti, cappelli, cosmetici, biancheria... Dopo il 1956 i suoi manifesti per il Lido e il Moulin Rouge invadono Parigi mentre le incursioni nel mondo dello spettacolo diventano sempre più frequenti: realizza costumi e scenografie per il cinema e il teatro. È il momento in cui la sua fama rimbalza in Italia, dove diverse aziende gli chiedono di pubblicizzare i loro prodotti: nascono così i celebri manifesti per la Martini, per gli impermeabili, ombrelli e calze Ortalion, per i tessuti Bemberg e, in tempi più recenti, le campagne per le automobili Maserati, le camicie Pancaldi, il settimanale «Sorrisi e Canzoni TV», per il profumo Schu-Schu di Schubert.
E per Laura Biagiotti, la stilista che alla morte di Gruau, meno di cinque anni fa, dichiarò: «La storia del costume del Novecento se ne va. Gli chiesi di disegnarmi una donna leggera che va nel mondo e lui l'ha fatta con tre soli colori, con il suo segno orientale e mi ha portato fortuna». Una delle sua tante, irresistibili femmes fatales.René Gruau, l'artista (sempre alla moda) che rese elegante il Novecento
Una grande mostra a Rimini per celebrare il centenario della nascita di uno dei massimi illustratori del XX secolo. Ha creato un «tipo» di donna e fatto al fortuna delle grandi maisons
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