RENOIR e il «vicolo cieco» dell’Impressionismo

Al Complesso del Vittoriano da sabato le opere della svolta, maturata proprio durante un viaggio nel nostro Paese

Pierre-Auguste Renoir fu un impressionista solamente dal 1873 al 1877. In seguito abbandonò quasi totalmente la poetica di questo movimento nato in Francia, la cui fortuna ancora riecheggia oggi. Eppure per Renoir è piuttosto difficile sdoganarsi dal luogo comune, da quell’etichetta che per secoli, nonostante tutto, lo ha visto accanto a nomi quali Monet, Pissarro, Sisley. Certo nei primi anni ebbe modo anch’egli di sperimentare con loro la tecnica dell’en plein air. Ma ben presto, soprattutto a causa degli insuccessi economici che sembravano perseguire queste mostre, Renoir decise di intraprendere una strada propria, personale. Che si fa ancora più interessante, e della quale vediamo i risultati in questa mostra che apre al pubblico sabato al Complesso del Vittoriano. Una attenta e scrupolosa analisi della curatrice Kathleen Adler accompagna lo spettatore in una ricognizione puntuale grazie alla quale si evidenziano le differenze con gli impressionisti, già a partire dal 1880. È soprattutto grazie a un viaggio nell’Italia, sulla scia dei più famosi Grand Tour, che Renoir scopre i grandi del passato, quello prossimo, ma ancora di più i maestri del Cinquecento italiano. Si innamora di Raffaello, ma anche degli affreschi antichi visti nel museo archeologico di Napoli. E comprende come la pittura sia altro da quello che ha fatto finora. Il viaggio che delimita i due momenti artistici di Renoir avvenne tra l’ottobre del 1881 fino al gennaio del 1882. Pochi mesi ma intensi. «Avevo spremuto l’impressionismo quanto più potevo ed ero giunto alla conclusione che non sapevo disegnare né dipingere. In una parola, l’impressionismo era, per quanto mi riguardava, un vicolo cieco». Da questa affermazione Renoir comincia a dipingere in un modo diverso, anzi ritorna a dipingere come faceva ai primordi della sua carriera, utilizzando un tocco morbido e leggero, un cromatismo più magnifico, ma con strati di colore più sottili che in passato.
In mostra oltre 130 opere provenienti da musei pubblici e collezioni private, grazie alle quali si può notare questo cambiamento pittorico, questa evoluzione. Nelle tante tele in cui le donne vengono celebrate, i corpi pieni e vigorosi, le nudità tanto presenti ma mai volgari, fanno pensare con insistenza a Tiziano e Rubens.
Considerato spesso dalla critica come un pittore «naturale», Renoir ebbe un notevole successo anche da vivo, tanto che nel 1919, poco prima di morire, visitò il Louvre per ammirare il dipinto La signora Charpentier esposto tra le acquisizioni più recenti, spinto su una sedia a rotelle, ormai impossibilitato a camminare.
Fino al 29 giugno.