Resistenza, le ferite riaperte dal film di Spike Lee

Egregio Cervi, se Montanelli avesse letto il suo editoriale sul film Miracolo a Sant’Anna le avrebbe di certo sputato in faccia. Spike Lee ha l’alibi di non conoscere la storia ma lei di libri di storia ne ha scritti decine. Trovo ripugnante il modo in cui per spirito di servizio verso l’editore sia pronto a cogliere ogni cenno di revisionismo per avallare una visione distorta della realtà storica. Con sincero e accorato disprezzo.


Dottor Cervi, condivido in toto il suo articolo di fondo «Partigiani senza aureola». E sono sicurissimo che ogni italiano con un pizzico di buon senso e intelligenza, una volta letto, farebbe altrettanto. Bisogna smetterla di celebrare la festa più idiota e assurda al mondo, il 25 aprile. Per non parlare dell’8 settembre. Con la guerra, nel 1945 perdemmo la nostra sovranità. Oggi, con il fallimento del comunismo e del liberal-capitalismo, con i suoi banditi in giacca e cravatta che ci stanno mandando in rovina e osano chiedere l’intervento dello Stato, dovremmo tutti ricordarci che Mussolini ci ha lasciato un patrimonio sociale, morale ed economico su cui è tempo di meditare senza pregiudizi per ritrovare la nostra libertà e la nostra dignità.
Ubaldo Croce - Como

In Versilia, nei paesini delle Alpi Apuane come Sant’Anna, i vecchi definivano i partigiani «partigiani del formaggio». Un motivo ci deve essere stato. Quanto al resto, non si spara a donne, vecchi e bambini e neppure agli uomini civili e inermi. Spike Lee dice «i partigiani tendevano degli agguati e poi scappavano». Vero. Sapevano che Kesserling aveva ordinato di ammazzare dieci italiani per un tedesco ma se ne fregavano. Se i libri di storia li avessero scritti i vecchi delle Apuane e non l’Anpi ora avremmo un altro punto di vista. In altre zone i partigiani hanno compiuto atti di eroismo, in Versilia hanno ammazzato e fatto ammazzare della gente.
Donatello Migliorini - Volegno
Rispondo alle tre lettere. La prima. Io trovo sinceramente ripugnante e spregevole il linguaggio di Raffaele Barki. Non so quanto possa servire opporre argomenti e documenti all’insulto. Ma poiché questo signore (si fa per dire) afferma che Montanelli mi avrebbe sputato in faccia per il mio fondo sul film di Spike Lee (sottintendendo che il parlare di luci e ombre della Resistenza è sacrilego), cito un passaggio dell’avvertenza di Indro a L’Italia della guerra civile: «Il titolo avrebbe dovuto essere non l’Italia della, ma delle guerre civili... Ci fu quella degli alleati “liberatori” contro i tedeschi “invasori” (ma in realtà erano invasori gli uni e gli altri, sia pure con intenzioni e metodi diversissimi). Ci fu quella del Regno del Sud contro la Repubblica Sociale del Nord, ci fu quella degli antifascisti contro i fascisti..., ci fu quella degli antifascisti tra loro per il tentativo comunista di assumere l’esclusiva della lotta al fascismo facendo fuori, in nome di essa, tutti gli altri. Già questo intreccio di fili e filoni basta a togliere ogni fondamento e credibilità al giudizio sommario con cui finora si è preteso distinguere l’Italia “buona”, cioè quella degli antifascisti, dall’Italia “cattiva”, cioè quella dei fascisti».
Seconda lettera. Ringrazio il lettore Ubaldo Croce per la sua solidarietà ma dissento risolutamente quando scrive che Mussolini «ci ha lasciato un patrimonio sociale, morale, economico su cui è bene studiare». Mussolini ci ha lasciato soprattutto una umiliante sconfitta dopo un’alleanza funesta con lo sterminatore degli ebrei Hitler.
Terza lettera. Si può essere o no d’accordo con Donatello Migliorini, e tutti i cantori retorici della Resistenza certamente non lo sono. Ma Spike Lee non aveva parlato a vanvera dichiarando che la popolazione, i cosiddetti attendisti nel linguaggio dei duri e puri, considerava spesso le azioni partigiane come una iattura, perché scatenavano le rappresaglie tedesche: e non abbreviarono nemmeno di un giorno l’esito del conflitto mondiale, deciso nelle pianure della Mitteleuropa.