Per restare in sella Zapatero rinuncia allo «zapaterismo»

MadridÈ una rinuncia all'immagine in favore della sostanza, un ritorno ad un governo vintage dopo anni di postmodernità che punta a recuperare la credibilità perduta dall'esecutivo in un momento di forte crisi. Questo il senso dell'importante rimpasto di governo dettato ieri dal premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, che ha cancellato ministeri simbolo del nuovo socialismo spagnolo, come quello delle Pari Opportunità, e ha rinunciato a nominare giovani e o donne per porre tre uomini ultracinquantenni in posti chiave del governo e del partito.
Fulcro del rimpasto è Arturo Pérez Rubalcaba, 59 anni, ministro degli Interni, uomo di partito da decenni, molto stimato dagli spagnoli, che mantiene il dicastero e diventa anche vicepremier, sostituendo María Teresa de la Vega, già da tempo in odor di “licenziamento”. Ad aiutarlo nel lavoro di coordinazione e comunicazione del governo ci sarà Ramón Jáuregui, 62 anni, attualmente eurodeputato e altro pilastro del partito, nominato ministro della Presidenza.
I due politici maturi sono chiamati a rappresentare da oggi la nuova immagine di un governo che vuole recuperare la credibilità persa con la crisi economica e la sua cattiva gestione, quando i songaggi danno il Pp in vantaggio di quasi 15 punti percentuali e le elezioni del marzo 2012 si avvicinano. Anche il volto del partito cambierà con l'arrivo alla segreteria del Psoe (portavoce) di Marcelino Iglesias, 59 anni, che sostituirà la giovane Leire Pajín, classe 1976, nominata ministro della Sanità.
Tra i simboli zapateristi che cadono ci sono due ministeri creati dal leader: quello della Casa, nato nel 2004 e quello delle Pari Opportunità, 2008, che vengono integrati in quelli delle Infrastrutture e della Sanità, lasciando senza lavoro le due ministre Bibiana Aído, classe 1977, e Beatriz Corredor, 1968. Lascia anche in lacrime Miguel Angel Moratinos, ministro degli Esteri, sostituito da Trinidad Jiménez, donna vicina a Zapatero e sua candidata (sconfitta) nelle recenti elezioni primarie nel Psoe di Madrid.
Il rimpasto vuole strizzare l'occhio alla sinistra delusa dal governo. In questo senso si capisce la nomina di Valeriano Gómez, 53 anni, membro storico del sindacato socialista Ugt, al ministero del Lavoro. E di Rosa Aguilar, proveniente da Izquierda Unida (partito alla sinistra del Psoe), promossa a ministro dell'Ambiente. Le nomine di Rubalcaba a e Jáuregui, conoscitori del problema basco e della lotta al terrorismo, serviranno poi a dirigere la lotta contro l'Eta in un momento delicato nel quale la sinistra indipendentista sembra chiedere al gruppo armato di abbandonare le armi.
Questa crisi di governo è la seconda rettificazione dura dell'esecutivo in pochi mesi. A maggio, forzato da Ue, Usa e Fmi preoccupati per il contagio della crisi greca e della speculazione sulla Spagna, Zapatero ha dovuto lanciare due pacchetti antideficit da “lacrime e sangue”, rimangiandosi parte della sua politica economica. Ha dovuto tagliare gli stipendi ai funzionari, congelare le pensioni, riformare in senso liberale (almeno per i sindacati) il mercato del lavoro, ritirare l'assegno bebè e gli sgravi fiscali, limitare l'assistenza sociale alle persone dipendenti e aumentare a tutti 2 punti percentuali dell'Iva.
Ora la cattiva gestione della crisi, negata fino all'ultimo e poi affrontata seguendo direttive estere, presenta anche il conto politico. Enric Juliana, fine analista politico de La Vanguardia, lo ha definito un «Addio al posmodernismo», a quella politica basata sull'immagine e su un nuovo stile che si è instaurata con l'arrivo del giovane Zapatero alla presidenza del Psoe 10 anni fa, ma che non sempre è stata all'altezza di una crisi economica seria, che richiedeva una profondità, una preparazione e una serietà superiore a quelle necessarie per cavalcare la bonanza economica della prima legislatura. «La posmodernità socialista - afferma Juliana - non è stata in grado di intuire la gravità del cataclisma economico. Il suo stesso background culturale glielo impediva: la gravità e la posmodernità sono concetti quasi antitetici».
La sordità e il volontarismo di Zapatero lo hanno allontanato dai favori degli spagnoli e condannano il Psoe nelle prossime elezioni del 2012. Solo Rubalcaba, che da oggi è anche il più serio candidato alla successione, può tentare il salvataggio.