Il restauro dell’Eracle di Veio sbarca su Internet

Il recupero dell’opera, sostenuto dalla Fit, sarà finito in un anno

Laura Gigliotti

Il restauro dell’Apollo di Veio, diretto da Folco Quilici e girato a Villa Giulia e nei luoghi del ritrovamento, è diventato un film che verrà presentato alla prossima Mostra del Cinema di Venezia. È la conclusione di un’operazione di recupero, terminata giusto un anno fa, e sostenuta dalla Federazione Italiana Tabaccai, che in quell'occasione annunciò il restauro della statua di Eracle. Come l’Apollo in terracotta policroma del VI sec. a.C., fra i massimi capolavori dell’arte etrusca, ma in condizioni molto più critiche. Iniziato da pochi giorni, l’intervento dovrebbe concludersi fra un anno, spesa prevista 180mila euro.
L’Eracle e l’Apollo con altre statue variamente dipinte, si ergevano a dodici metri di altezza al colmo del tetto del santuario a Minerva. Illustravano miti collegati ad Apollo, fra cui la contesa fra il dio ed Eracle per il possesso della cerva sacra di Delfi dalle corna d’oro che l’eroe tiene legata fra le gambe. La statue di Eracle, Latona, Apollo e la testa di Mercurio, sepolte forse come atto di pietas al momento del crollo del tempio, vennero trovate nel 1916 durante gli scavi nel più famoso santuario di Veio, a Portonaccio. Di Eracle fu trovata solo la parte inferiore con la cerva, il torso fu rinvenuto nel ’44 e più tardi un frammento della testa. Una statua formata da due grosse porzioni lacunose, ricomposte da molti frammenti e prive di un attacco sicuro tra loro, ma opera di un artista della celebre bottega di cloroplasti veienti fondata da Vulca. La parte del busto con indosso la leonté ha muscoli disegnati secondo i canoni attici e un incarnato rosso violaceo che contrasta col bruno maculato della pelle del leone nemeo, la cui criniera sul dorso è resa da ciocche a fiamma che ricordano il pelame della Lupa capitolina. Una bellezza che si può solo intuire attraverso i saggi di pulitura sotto lo spesso strato di polveri, sporco, grasso e vernici protettive. Il cantiere di restauro, lo stesso dell’Apollo esposto accanto in attesa del nuovo allestimento, è la sala dello Zodiaco proprio sotto la Loggia dell’Ammannati, di fronte al Ninfeo dove si tiene il Premio Strega. Ai visitatori, che possono seguire i lavori attraverso le vetrate, o nel sito www.eraclediveio.it grazie a una web-cam, Eracle si mostra con tutti i suoi problemi. Che a livello di pulitura non sembrano preoccupare Tuccio Sante Guido impegnato anche nel restauro della grande palla di bronzo sulla cupola di San Pietro. «Per la parte bassa più compatta userò lo stesso metodo dell’Apollo, molto dolce e non inquinante. Nella parte alta, trovata cinquant’anni fa, la più delicata, il colore rosso scuro del petto è molto rovinato dagli agenti atmosferici. Per questa userò gli stessi solventi (miscela di alcol e acetone alternata con idrocarburi per sciogliere i grassi), ma al microscopio», dice Guido.
Il problema non è tanto il torso bellissimo, ma il resto del corpo, segnato dal pesante restauro degli anni ’50. Oltre al supporto interno in legno aggredito dai tarli, sono le gambe rifatte in materiali igroscopici, gesso e cemento (una è più corta di 7 cm), a richiedere decisioni drastiche. Bisogna pensare a “nuove” gambe magari in vetroresina. Un’operazione complessa anche perché i riferimenti iconografici non aiutano. «Rara è l’immagine di Eracle che poggia sulla cerva soggiogata, mai rappresentato in vasi o altre sculture. Bisognerà aiutarsi con le statue intere», precisa la direttrice di Villa Giulia Francesca Boitani.
Museo Nazionale Etrusco, piazzale di Villa Giulia 9, tel. 06-3201951. Orario: tutti i giorni 8.30-19.30, lunedì chiuso.