Restituire ai proprietari le case requisite? Il Tar dice no

Patricia Tagliaferri

Ha avuto la «benedizione» dei giudici del Tar il presidente del X municipio Sandro Medici, di Rifondazione comunista, che lo scorso ottobre aveva requisito quindici alloggi inutilizzati, al Tuscolano, per assegnarli ad altrettante famiglie con problemi economici e di salute. La seconda sezione del Tribunale amministrativo, presieduta da Domenico La Medica, ha infatti respinto ieri la richiesta di sospensiva dei provvedimenti disposti dal presidente del municipio formulata dalla società immobiliare Trea, titolare dell’edificio «okkupato». Gli inquilini degli appartamenti, dunque, potranno continuare a vivere nelle case a loro assegnate con una procedura a dir poco spregiudicata, finita tra l’altro nel mirino della Procura, che ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio.
L’immobiliare proprietaria dello stabile nulla ha potuto di fronte al legale dell’amministrazione che in udienza sosteneva come lo stabile in questione risultasse abbandonato. Inutile, per l’avvocato della società, anche fare presente come la volontà della Trea fosse quella di liberare la struttura per consentirne la ristrutturazione. Il Tar ha stabilito che non c’è un «danno grave ed irreparabile». Per i giudici, infatti, l’edificio, «almeno in parte, risulta dismesso da epoca remota». Per di più, fanno notare, «l’efficacia del provvedimento gravato è limitata nel tempo e per l’occupazione è previsto un indennizzo, parametrato ad un canone di locazione quantificato in conformità alla vigente normativa». Mancherebbero, dunque, i presupposti per accogliere l’istanza di sospensione. Non ci crede neppure lui, Sandro Medici, che i giudici gli hanno dato ragione. «La giustizia amministrativa - dice - ha riconosciuto una facoltà delle amministrazioni locali di agire con misure urgenti per affrontare il problema sfratti e l’emergenza alloggiativa. L’aspetto più interessante è che si considera emergenza anche lo sfratto. Dal punto di vista politico continuo a pensare che non è con le requisizioni che si risolvono i problemi del diritto alla casa. Questa sentenza mi conforta perché segnala l’insopportabilità di decine di migliaia di appartamenti vuoti e inutilizzati in nome della rendita immobiliare». Al minisindaco arrivano le congratulazioni e i ringraziamenti delle compagne di partito, Patrizia Sentinelli e Adriana Spera: «Questa notizia rafforza la lotta contro l’emergenza casa e dimostra come la stessa possa essere condotta con varie iniziative che contrastino in primis la speculazione immobiliare e il fenomeno degli appartamenti sfitti». Ben vengano, dunque, le occupazioni. Non la pensa così il vicepresidente del Consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma, che riferendosi al decreto sul blocco degli sfratti appena varato dal Consiglio dei ministri, evidenzia come «da ora in poi i centri sociali non avranno più pretesti per occupare arbitrariamente e abusivamente case e palazzi interi della capitale».
In attesa della decisione sul ricorso, ieri mattina, la sede del Tribunale amministrativo in via Chiaradia è stata presidiata da un gruppo di esponenti di Action. Con loro avevano uno striscione che recitava così: «Requisire alloggi sfitti per restituire dignità e diritti». Tra gli altri anche Andrea Alzetta, operatore del centro diritti di Cinecittà: «Per la prima volta un presidente di municipio è dalla parte della gente. Tutte le persone presenti qui davanti al Tar stanno risarcendo la società che chiede di bloccare la requisizione degli alloggi. I provvedimenti del presidente Medici hanno una durata temporanea e gli inquilini pagano dai 150 ai 300 euro come indennizzo, che versano su un conto corrente postale vincolato. Nonostante questo non sappiamo perché c’è chi si ostina a non voler essere dalla parte della gente comune». Molte delle perone che hanno beneficiato della requisizione disposta dal presidente del X municipio ieri non hanno voluto fargli mancare il loro appoggio. Come Rita, 65 anni, una stampella che la aiuta a stare in piedi. È stata la prima ad entrare nell’immobile della Trea: «Dovevo essere sfrattata a ottobre, ho un marito invalido al cento per cento e con la sua pensione campiamo in sei persone». Ha voluto esserci a tutti i costi anche Francesco, 36 anni, con gravi problemi polmonari che lo costringono a camminare portando a tracolla un respiratore artificiale: «Sono dovuto andare inizialmente a vivere con i miei genitori, poi mi hanno dato una delle case requisite dove vivo con mia moglie e mia figlia con 8mila euro l’anno, frutto del lavoro part-time di mia moglie».