Una rete contro la schizofrenia

Incontri periodici per ottimizzare l’assistenza ed attenuare sintomi come allucinazioni e deliri

La schizofrenia è una malattia mentale che toglie a coloro che ne soffrono la possibilità di vivere una vita «normale»: impedisce infatti di avere rapporti col mondo esterno ma anche di ragionare in modo coerente e di provare piacere per avvenimenti di segno positivo. In uno stadio avanzato, questa patologia è contrassegnata da deliri, allucinazioni, conversazioni prive di logica. In oltre dieci casi su cento porta al suicidio.
Secondo stime non ufficiali soffre di schizofrenia un italiano su cento. Purtroppo la malattia si manifesta intorno ai venti anni o addirittura nell’adolescenza, sia nel sesso maschile sia in quello femminile.
Fino a quaranta-cinquant’anni fa la schizofrenia era considerata incurabile. Prima della legge Basaglia, gli schizofrenici venivano rinchiusi in manicomio e talvolta vi restavano fino alla morte. Con la scoperta degli antipsicotici di prima generazione si è ottenuto un primo risultato positivo: la riduzione dei sintomi più inquietanti come le allucinazioni in almeno trenta casi su cento.
Va però ricordato (e il professore Alessandro Rossi, dell’università dell’Aquila lo ha riaffermato in un recente convegno) che molti pazienti psichiatrici non seguono la terapia con regolarità, anzi la interrompono quando colgono, o credono di cogliere, i primi segni di miglioramento. Quest’errata valutazione rende difficile e qualche volta impossibile un risultato positivo; anzi allontana - attraverso frequenti ricadute - quella «stabilità» che gli psichiatri ritengono molto positiva.
Oggi si ricorre agli antipsicotici di seconda generazione, a rilascio immediato o prolungato, con l'obiettivo dichiarato di ottenere la remissione e non più l’attenuazione dei sintomi più preoccupanti: obiettivo ambizioso, che sembra però raggiungibile.
Nei giorni scorsi, davanti a cento psichiatri, è stato presentato a Roma il Progetto Remissione, destinato a mille specialisti italiani, Attraverso periodici incontri interregionali costoro svilupperanno un progetto terapeutico che permetterà di affrontare nella maniera più efficace il trattamento della schizofrenia. La valutazione di un'eventuale «remissione» è affidata alla cosiddetta Scala Pans, elaborata da un gruppo di psichiatri di tutto il mondo. Alla fine di maggio saranno intanto presentati i risultati definitivi dello studio R-Lai (Risperidion long acting action) condotto in Italia su 347 pazienti schizofrenici, trattati con un antipsicotico di seconda generazione a rilascio prolungato. Si conoscono già i risultati preliminari, che riguardano 158 pazienti dopo sei mesi di terapia.
«Miglioramenti significativi» vengono descritti in cinquanta di questi pazienti. Novanta vengono invece definiti «stabili». Questa parola assume un significato in parte positivo perché esclude ogni riacutizzazione della malattia. Nei rimanenti casi si potrebbe parlare di una vera e propria remissione clinica con la possibilità di una futura normalità; ma si procede con cautela.