Riad e dar, i volti segreti di Marrakech

È appena scoccata l’ora della quarta preghiera della giornata. L'ora anche per Marrakech di scivolare nel suo abito di gala e rendere onore alla piazza Djemaa El Fna, un palcoscenico che in passato era riservato alle impiccagioni pubbliche e oggi a uno spettacolo spontaneo, irreale, delirante, che ogni sera inscena una sfarzosa rappresentazione popolare le cui radici risalgono al Medioevo. Fra la folla si agitano cantastorie, musici, veggenti, maghi, indovini, cavadenti, guaritori con le tasche piene di pozioni magiche, incantatori di serpenti e ammaestratori di scimmie. L’odore delle spezie si mischia al profumo di sandalo e incenso. Marrakech ha il dono innato di evocare soprannomi suggestivi, la chiamano la Rossa, la si vuole Sublime, la si sa soprattutto incline ai contrasti per la sua anima metà africana e metà andalusa.
La Rossa ama essere velata, si protegge dietro alti muri ciechi. È un mondo segreto che il libro Marrakech, vivere alle porte del deserto di Daniel Rey e illustrato dalle fotografie di Massimo Listri (Idea Books, pagg. 240, euro 50) cerca di svelare, spingendo i pesanti portali di cedro dei dar, dei riad, degli harem della Medina, penetrando nei giardini della Palmeraie, degni di quelli di Babilonia. Dimore mai fotografate prima che attestano l’arte decorativa secolare e il buon gusto nell’arredo tradizionale e contemporaneo e spiegano anche come mai la città sia diventata una delle mete del jet-set internazionale (fra gli altri gli Agnelli, Marta Marzotto, Alain Delon, Oliver Stone, Yves Saint Laurent, Bernard Henry Levi). Per godere appieno dell’atmosfera magica della città è consigliabile rinunciare ad alloggiare nei classici alberghi, per dormire invece in una delle cinquecento dimore storiche - molte delle quali ben illustrate e descritte nelle pagine di questo libro - trasformate oggi in piccoli alberghi di charme, generalmente con quattro, cinque camere al massimo. Un tempo dimore di re, visir, mercanti i riad (le strutture più grandi e ricche) e i dar (sempre di charme, ma più raccolte) si sviluppano intorno all’antico giardino-patio, il gioiello della cultura ispano-moresca, dove l’acqua zampilla da vasche e fontane, tra piante di cedro, aranci e limoni. Gli ambienti sono eleganti, spesso lussuosi ed arredati in mille fogge: mobili di legno intagliato, divani alla turca, tessuti e stuoie berbere si accostano a soluzioni tecnologiche d’avanguardia.