Una ricerca indica come prevenire e ridurre il rischio cardiovascolare di ictus e di infarto

Ogni anno in Italia sono circa 150mila i nuovi casi di infarto miocardio, 40mila i decessi. Oltre 150mila i nuovi casi per l'ictus. La mortalità per quest'ultima patologia è oggi ancora molto alta: si calcola che un terzo delle persone colpite muoia entro il primo anno, mentre un altro terzo resti invalido permanente, con gravi conseguenze sia sociali che sulla qualità di vita. La ricerca farmaceutica offre nuove opportunità per prevenire queste patologie. Uno studio clinico (Jupiter) condotto su 18mila pazienti promosso da Astra Zeneca, chiuso in anticipo per l'evidenza dei risultati, è stato presentato al recente congresso dell'American Heart Association a New Orleans (oltre 20mila partecipanti) e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
In pazienti con livelli normali di colesterolo cattivo Ldl, ma identificati a rischio cardiovascolare a causa della presenza di uno stato di infiammazione (determinato dal marker, la proteina C reattiva), la somministrazione di 20 mg/die di rosuvastatina ha prodotto in meno di due anni, una riduzione del 44% di eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto, ictus, rivascolarizzazione arteriosa, ospedalizzazione per angina instabile) ed una riduzione del 20% della mortalità totale. Questi dati si associano ad una riduzione del 50% dei livelli di colesterolo Ldl.
«Lo studio Jupiter apre nuove prospettive alla prevenzione del rischio cardiovascolare. Lo studio conferma - afferma Raffaele Sabia, direttore medico di AstraZeneca Italia - che quanto più basso è il livello del colesterolo, tanto maggiori sono i benefici sulla riduzione degli eventi cardiovascolari. Questi risultati saranno oggetto di dibattito internazionale e fondamentali per la revisione dei livelli ottimali di colesterolo da raggiungere. Proiettando questi dati su un periodo ipotetico di 5 anni, si stima che occorre trattare 25 soggetti per prevenire un evento cardiovascolare maggiore». Lo studio Jupiter fa parte del programma Galaxy (oltre 69mila pazienti reclutati in più di 55 Paesi del mondo), sostenuto dalla stessa azienda. «Abbiamo in pipeline oggi oltre 140 progetti di ricerca in varie aree terapeutiche, incluse quella cardiovascolare, metabolica, respiratoria, gastrointestinale, del sistema nervoso centrale ed oncologica, e molte di queste molecole - prosegue Sabia - sono di grande innovazione. I nostri sforzi sono indirizzati all'area del diabete e della profilassi degli eventi tromboembolici. In Italia l'impegno è importante: oltre 60 progetti di ricerca che coinvolgono circa 900 centri clinici ed oltre 20mila pazienti. Diamo voce anche alla ricerca indipendente con 18 studi».