La ricerca medica non deve puntare solo sulla genetica

Gianni Mozzo

Il mondo cambia velocemente e SpoletoScienza ne registra, ogni anno, le novità. Questa diciassettesima edizione della grande manifestazione che onora l’Umbria e l’Italia intera, si è aperta con un omaggio a Giulio Verne (morto esattamente un secolo fa) ed alle sue mirabolanti anticipazioni. La Fondazione Sigma-Tau ha celebrato il grande «pioniere del futuro» con letture di alcuni suoi testi, a metà tra scienza e fantascienza, con la regia di Massimo Longhi.
Scontata un’incursione nell’attualità, affrontata sotto aspetti diversi. L’astrofisico inglese John D. Barrow, per esempio, ha illustrato alcune ricerche condotte nell’Università di Cambridge sugli asteroidi. Ha detto: «Ormai ci rendiamo conto che i pianeti entrano sempre più spesso in collisione con asteroidi e comete. Quale sarà il nostro destino astronomico? E che cosa avverrà all’universo nel suo complesso?».
Un altro scienziato inglese, il professor Harold Thimbley, ha tessuto invece l’elogio dei computer, con qualche limite. «La tecnologia dei computer» ha detto «può essere usata a fini buoni o a fini perversi. Possiamo usarli per centralizzare il potere controllando tutto o quasi tutto, o per comunicare liberamente e risolvere problemi importanti».
Naturalmente, si è parlato anche di Medicina, in particolare di genetica. Il professor Gilberto Corbellini, cattedratico nell’Università di Roma, ha auspicato che il dibattito sulle applicazioni della genetica nel campo medico diventi «meno astratto». Terreno fertile, questo; terreno aperto a tutte le ipotesi, anche a quella dell’immortalità, affrontata dal genetista inglese Aubrey de Grey. Egli giudica «legittimo» cercare strategie per l’immortalità e sostiene che tutti gli studi sull’invecchiamento ne costituiscono la premessa: sono una «fuga veloce» verso una vita sempre più lunga.
Non c’è unanimità, su questa «pericolosa speranza». Due scienziati americani, lo storico della Medicina Sherwin Nuland e il genetista Gregory Stock, avanzano seri dubbi su una lontana ma possibile «immortalità». Stock, in particolare, sostiene che la genetica non deve rappresentare un alibi per scegliere soluzioni ardite, come la clonazione. Il progresso scientifico, afferma, può contare anche sulla genetica ma deve cercare altre strade: «Il futuro non è un’entità astratta ma qualcosa che noi stessi dobbiamo costruire».
SpoletoScienza (che si conclude domani) propone, inoltre, nel chiostro di San Nicolò, un singolare «concorso», realizzato in collaborazione col Sole 24 Ore, con Focus e con Radio 24. Questo concorso consiste nel sollecitare «scoperte che possono cambiare le sorti dell’umanità». Queste scoperte, sottoforma di testi scritti, dialoghi, poesie, spot, corti cinematografici, commedie, devono essere inviate agli organizzatori di SpoletoScienza o alle pubblicazioni collegate. Tutti, insomma, possono «costruire» il mondo di domani.
Anche quest’anno, come nelle edizioni precedenti, la lezione di Spoleto Scienza è quella di stimolare un ampio dibattito che coinvolga gli scienziati, ma anche coloro che sognano un futuro migliore per l’umanità nel suo insieme e sperano di raggiungerlo attraverso scoperte rivoluzionarie. Per questa la rassegna ha spaziato da un pioniere come Giulio Verne ad uno studioso del cielo come John Barrow, da uno storico della medicina come Nuland ad un genetista come Stock. La scienza, per progredire, deve sempre allargare i suoi orizzonti.