Alla ricerca della Perla Blu

«Alcuni cercano il divino e l’estasi per trovare la pace Io cerco la frenesia e la dose forte»

Nel corso dei secoli, mistici di ogni religione hanno sempre descritto la loro unione con l’Assoluto come una specie di stordimento, un momento di sballo durante il quale è altamente sconsigliabile mettersi alla guida di veicoli.
Sant’Agostino scrisse che quando la luce della Verità trova posto dentro di noi, «inebria i cuori» di chi la contempla. Nei Salmi della Bibbia si parla di una forza divina che ci darà da bere torrenti di delizie, e il Corano \ promette che la nostra devozione ci porterà nei giardini dell’Eden, dove sgorgano sorgenti inesauribili di «un latte puro e delizioso, inebriante per chi lo beve». Hafiz, il mistico Sufi persiano che all’Assoluto dedicò la sua intera vita, si chiese in una delle sue poesie: «Perché, con un Dio tanto buono, non siamo tutti ebbri e deliranti?»
Forse perché alcuni di noi sono cresciuti in famiglie protestanti. Nella chiesa che frequentavo da bambina - una linda chiesetta bianca americana, con lindi pastori bianchi americani che recitavano gli inni con la stessa passione di chi stia leggendo a voce alta le istruzioni per riparare il frigorifero - la frenesia divina era un concetto sconosciuto. Eppure crescendo ho scoperto che ne provavo uno struggente desiderio. Alcuni cercano l’Assoluto per trovare saggezza, serenità, soddisfazione, pace... ma io cercavo proprio quella: la frenesia che dà alla testa. La dose forte. Che stordisce.\
Frustrazione. Ecco cosa provi al tuo primo tentativo di meditazione, quando - nonostante la certezza che ti fonderai con l’Assoluto - ti ritrovi invece, dopo un abbondante quarto d’ora, annoiata, indolenzita, nervosa, delusa... In altre parole, non riesci ad ubriacarti e passi direttamente al mal di testa del giorno dopo.
Ma perché allora io non ho rinunciato? In realtà, mi ero messa in testa di raggiungere un obiettivo preciso. Nella tradizione yoga, il culmine della soddisfazione per chi medita è sperimentare quello che i mistici chiamano «lo stadio della Perla Blu»: una luce azzurra radiosa e ipnotizzante, la prova lampante che abbiamo attraversato con successo tutti gli stadi dell’esistenza e ci siamo uniti all’Assoluto.
Oh, quanto bramavo la Perla Blu! Ma la dura legge del distacco insegna che l’unico modo per raggiungerla è impegnarsi a non desiderarla. Non bisogna pensarci. Questo inevitabilmente mi fa pensare a una storia di Gertrude Stein su un suo amico - siamo nella Parigi negli anni Venti - il cui padre era morto tragicamente, travolto da un cammello. Gli amici, parlando fra di loro, ammettevano che era virtualmente impossibile, quando lui era presente, non ritrovarsi a discutere proprio di cammelli. \ allo stesso modo, nei miei sforzi meditativi di non pensare alla Perla Blu, la Perla Blu era l’unica cosa che mi veniva in mente \
Sempre in cerca della famosa Perla Blu, una volta ho partecipato a una settimana di meditazione in Costa Rica. Nel gruppo c’era anche una bionda texana, una ragazza esuberante che faceva la hostess per l’American Airlines. \ Non aveva mai sentito parlare di meditazione prima di quell’incontro ... Alla fine della prima seduta, l’insegnante chiese se qualcuno voleva condividere con gli altri la propria esperienza. L’hostess dell’American Airlines raccontò che le era successa una cosa buffa: «C’era questo grande silenzio... e io ero così felice... e poi questa luce bellissima... era azzurra, sembrava quasi... perlacea, e io mi sentivo come ubriaca di troppo amore».
Erano quattro anni che cercavo ciò che quell’hostess aveva trovato in cinque minuti. \
Il Buddha raccomandò di non diventare dipendenti dalle esperienze inebrianti, ma si può diventare dipendenti da una cosa che non si è mai avuta? Si può essere dipendenti dalla propria aspirazione all’Assoluto? L’ebbrezza divina resta fuori dalla mia portata, eppure continuo a cercarla ogni giorno. Perché io credo - come scrisse uno studioso rabbinico del XII secolo - di far parte del «tesoro nascosto di Dio... Egli dal Nulla mi chiama». \
Tutto questo per dire che - lontana dall’Assoluto come sono, e come sempre sono stata - non riesco a smettere di credere che ce l’ho quasi fatta.
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