Una ricerca pilota sulle cefalee condotta a Pavia all'Istituto Mondino

I l dolore spesso rende inabile fisicamente ed emotivamente. La cefalea, detta comunemente mal di testa, è uno dei dolori più comuni e fastidiosi che richiede un approccio specialistico. La sensazione spiacevole di dolore dovuta alla cefalea influisce negativamente anche sull'umore, sulle relazioni interpersonali e sulla vita lavorativa: chi soffre di frequenti mal di testa è più irritabile, ansioso e stressato rispetto alla media delle altre persone, meno disponibile al contatto con gli altri, più bisognoso di momenti di riposo e solitudine, perchè il silenzio ed il buio sembrano attenuare il dolore) e meno attivo e produttivo nello studio e nel lavoro, sia durante gli attacchi di cefalea sia dopo. Spesso, alla cefalea sono associati disturbi della sfera emozionale-affettiva quali ansia, depressione, panico ed abuso di sostanze. «L'interpretazione più frequente – commenta il professor Giuseppe Nappi, direttore scientifico dell'IRCCS Istituto Mondino di Pavia e responsabile del Centro Cefalee - è quella di considerare la denuncia di questo male invisibile come una scusa per non fare qualcosa di dovuto, essendo una forma di dolore difficilmente documentabile e soprattutto difficilmente comunicabile, in particolare in età scolare. Inoltre oggi sono sempre più numerosi gli studenti stranieri o di famiglia straniera, cosa che rende ancora più complessa la corretta comunicazione di uno stato doloroso soggettivo, di per sé difficile da spiegare. Tutto ciò ci ha spinto ad interloquire con il mondo della scuola, luogo privilegiato di incontro, dove poter stabilire un rapporto interattivo con docenti, genitori e ragazzi, scambiando informazioni e contenuti sul tema. Il Progetto – continua Nappi – primo in Lombardia nel suo genere, rappresenta un intervento di promozione della salute, integrato con la rete delle risorse e servizi presenti sul territorio. Attraverso la promozione della salute infatti la scuola si assume il compito di informare ed educare il giovane, fornendogli gli strumenti necessari per attuare un comportamento medico consapevole e corretto, offrendogli la possibilità di sperimentare, di fare e non d'essere fruitore passivo di informazioni o messaggi.
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