Ricerca sull’infarto del miocardio coinvolge quarantaseimila cinesi

Gianni Mozzo

Anche la Cina entra nei grandi trials internazionali. Lo studio clinico Commit CCS2, presentato al Terzo congresso dell’American college of cardiology, è stato infatti condotto in 1250 ospedali di quello Stato e ha interessato un numero altissimo di pazienti: quarantaseimila. L’hanno coordinato il professor Liu, del Fuwai Hospital, e il professor Collins, della Harvard University (Boston).
In questo studio, che è tra i più ampi mai realizzati, è stato sperimentato un anti-aggregante piastrinico (nome chimico: clopidogrel) in aggiunta alla terapia standard solitamente impiegata contro l’infarto miocardico acuto. Nel mese successivo alla sua somministrazione, questo farmaco ha ridotto il rischio di morte del 9% nei pazienti che lo hanno assunto.
Il nuovo preparato anti aggregante è stato impiegato anche in altri trials, per esempio nello studio Clarity Time (3500 pazienti) condotto nell’America del Nord, nell’America del Sud e in Europa sotto la guida del professor Braunwald, dell’Università di Oxford, sempre in pazienti ospedalizzati, con risultati decisamente convincenti.
Aumenta infatti il numero di cardiopatici che sopravvivono all’infarto del miocardio. Tra coloro che arrivano in ospedale nelle prime tre ore la probabilità di salvezza arrivano al 90 per cento. Il professor Ettore Vitali, che dirige a Milano il Dipartimento di cardiologia e cardiochirurgia dell’ospedale di Niguarda (reso famoso dal professor De Gasperis) è convinto che la «capacità di clopidogrel di ridurre sia la mortalità sia la recidiva di infarto eserciterà un ruolo molto importante nella prevenzione dello scompenso cardiaco, una tragedia che colpisce già settecentomila italiani ed è in continuo aumento».
La mortalità ospedaliera per infarto è scesa intanto dal 30 al 10 per cento, anche per merito dei moderni interventi di angioplastica, che introducono nelle coronarie stent medicati. Il ricorso a una terapia anti-aggregante già collaudata in Cina permetterà di salvare un alto numero di malati e di ottenere notevoli risparmi evitando cure lunghe e assai costose.