Alla ricerca della vostra Africa nel Kenya dei leoni letterari

Le bianche lenzuola che ricoprivano i mobili originali sono stati tolti. Un operaio ha appena finito di ricoprire il tetto di nuove tegole e i falegnami ormai hanno terminato di riverniciare il patio. Il giardino, invece, non ha avuto bisogno di alcun «lifting»: i frangipani sono fioriti e profumano la panchina sulla quale la scrittrice danese Karen Blixen si sedeva a scrivere e soprattutto ad aspettare l'arrivo del suo avventuroso aviatore, impersonato nel film da un fascinoso Robert Redford, come ha raccontato ne «La mia Africa». Ora la sua casa museo, dopo un'opera di restauro, ha riaperto al pubblico, perciò è quanto mai suggestivo cominciare un viaggio in Kenya in un luogo assai evocativo per chi ha iniziato ad amare questa magica terra di savane, altipiani, montagne e laghi come il Turkana abitati dall'uomo sin dagli albori della preistoria, proprio dalle pagine di un romanzo che pare svolgersi in diretta ancora oggi.
Nairobi, ovviamente, è cambiata, il traffico sulle arterie stradali costruite dalle ditte cinesi che stanno «appaltando» un po' tutte le ricchezze locali, soprattutto del sottosuolo, incessante. Però i sorrisi della gente, i taxi brousse, ovvero gli autobus collettivi sui quali si sale al volo, i cartelloni giganteschi della pubblicità delle compagnie telefoniche, i venditori di frutta ai bordi della carreggiata rendono piacevole anche un imbottigliamento. Specialmente se la meta cittadina è il Giraffe Centre, dove fare una prima conoscenza con questi animali «trampolieri» dalla lingua lunghissima, che sembrano correre come in slow motion, e hanno un manto maculato perfetto come se fosse stato dipinto da un'artista. Anche l'Orphanage Education Centre dello Zoo locale costituisce un'esperienza imperdibile per comprendere il legame, l'amore dei kenyoti per la loro fauna: i cuccioli di leoni ammalati o abbandonati, i ghepardi e i leopardi rimasti soli o feriti qui trovano cura e affetto.
La strada verso il Naivasha Lake attraversa villaggi in cui le donne sono regine assise su piramidi di masserizie colorate, e brandiscono i loro caschi di banane vantandone la qualità ai compratori sopraggiunti in sella a motorette scoppiettanti. Lì, accanto, gli artigiani del legno intagliano letti e quelli del ferro forgiano, dentro le loro baracche in lamiera colorate dal «rosso coca cola», utensili e arnesi di cucina. L'Africa, del resto, è una fucina di talenti sempre, incessante operosa e produttiva. Questi quadri di umanità sono intervallati dai panorama ammantati da una bellezza che lascia esterrefatti come le vedute che si aprono sulla Rift Valley. Quando poi si lascia la strada principale per quella in terra battuta, in direzione del Governors Camp e della Loldia House in cui ad attendere gli ospiti vi è Heather, la «Karen Blixen» kenyota, allora sul palcoscenico della natura, all'imbrunire, ecco salire i macachi che... scendono dalle rocce, curiosi come sono, quasi volessero salutare. E poi compaiono gli impala, con i «clan» di maschi che aspettano di dare il cambio all'esausto capo branco al comando di un harem composto da decine di femmine che ne consumano le energie, non lasciandogli quasi il tempo di nutrirsi d'altro che non siano amplessi amorosi.
Avanzando, si incontrano gazzelle, struzzi, fino all'apparire dell'Oldia House, un cottage in pietra e legno sulla riva del Naivasha Lake dove Heather, questa signora ultrasettantenne dagli avi anglosassoni ma di nazionalità kenyota nel suo salotto riscaldato dal camino, sui divani damascati offre il tè e la torta alla carota. L'Oldia House si affaccia su un giardino in stile inglese curato come se fossimo a Kensington, se non fosse per gli ippopotami che «sbadigliano» nello specchio di acqua, i baobab e i ficus dai giganteschi. Il giorno successivo a bordo di una lancia si fendono colonie di fenicotteri rosa che prendono la rincorsa sull'acqua con le zampette prima di volare via e poi si approda sulle isole del Naivasha Lake, uno dei pochi bacini di acqua dolce della Rift Valley: che magia fare trekking fra le famiglie di giraffe, osservare i pumba, ovvero i facoceri uscire a razzo, in file familiari indiane dalle loro tane, e poi spingersi a piedi con passi felpati vicino alle zebre ognuna dalla strisce diverse. Si è colti da quel mal d'africa da cui, come Karen Blixen, non si più guarire. Sopratutto quando nella riserva naturale di Sweet Waters, all'ombra del Mt Kenya, coi suoi 5.199 metri la seconda vetta del continente nero, ci si imbatte in cinque leonesse apparentemente così mansuete sull'erba, nei rinoceronti bianchi dalle fattezze preistoriche, nelle mandrie di bufali che insieme agli elefanti si abbeverano nelle pozze ove si specchia il sole viola del tramonto.
Informazioni. Kenya Tourism Board: www.magicalkenya.com, tel. 02.36561179. Per i tour in jeep, Beyond Safari Consultant (www.beyonsafaris.com); per safari e soggioni mare: Passatempo, tel. 035/403530; info@passatempo.it. Per l'Oldia House, www.governorscamp.com. Per lo Sweet Waters Camp, www.serenahotels.com. Voli convenienti da Milano via Istanbul con Turkish Airlines, www.turkishairlines.com.