Ricerche, i giovani italiani non cadono nella rete

Secondo una ricerca l'avvento dei social network, 7 giovani su 10, in Italia, preferiscono interagire con i propri amici nella vita reale (vacanza 31%, incontrarsi per discutere 30%, cenare insieme 20%, andare al cinema, a un concerto, in un locale 16%). Dopo un primo boom, quindi, nell'utilizzo di questo mezzo, sembra essere nata una nuova generazione: si tratta della generazione post virtuale. I giovani riscoprono un nuovo stile nel rapportarsi, sempre più propensi ad uscire per vivere anche «fisicamente», attraverso il contatto, l'amicizia. Tanto per parlare di cifre, dei 259 contatti medi che ogni utente possiede online, solo il 15%, ossia 39 vengono considerati amici reali. Facebook rimane ovviamente uno strumento importante, ma non un sostituto del vivere comune, piuttosto un agevolatore del contatto diretto. Almeno questo è ciò che accade in Italia. A sottolineare l'importanza dello stare insieme - al di là di cellulari, e-mail, sms, e networks - è una ricerca realizzata dall'Istituto ISPO di Renato Mannheimer e da Nextplora su commissione di Bacardi su un campione di 2000 interviste (erogate via internet con focus target 18-29 anni). Tale ricerca, il cui scopo è quello di esplorare le modalità e gli stili di interazione dei giovani, indagando anche sugli elementi che ostacolano o facilitano le relazioni sociali, è stata, successivamente, confrontata con la omologa ricerca Bacardi in Usa. Sebbene i giovani presi in esame dimostrino un forte attaccamento ai mezzi di comunicazione (usano il cellulare in media 16 volte al giorno, gli sms 24 e Facebook 12,), spesso interrompendo anche mentre sono in compagnia (inviano sms, aggiornano lo status di Facebook, controllano le email e rispondono al cellulare), le relazioni interpersonali occupano uno spazio importante: i ragazzi contano circa 22 incontri con persone diverse al giorno. La tendenza ad ampliare le conoscenze porta i giovani ad avere almeno 8-9 compagnie di amici diversi e non più solo una, come accadeva nel passato. Dall'indagine qualitativa, emerge che nella scala dei valori, la generazione post virtuale mette al primo posto l'amicizia e, a seguire, la famiglia; al lavoro, al terzo posto, si dà ancora importanza, a discapito dell'amore che occupa la quarta posizione. La famiglia, comunque, rimane un punto centrale capace di trasmettere un senso di protezione, e di far sentire i giovani liberi di essere spontanei ed autentici. Il 46% dei giovani intervistati ha risposto «mi sento veramente libero di essere me stesso con i miei pregi e difetti più in famiglia che in mezzo agli amici». Rispetto a qualche decennio fa, infatti, lo spirito autoritario del genitore risulta sfumato. Sebbene, dunque, da quanto emerge dalla ricerca, i giovani amino uscire per incontrare i propri amici, ciò non toglie che esistano alcune «barriere» al vero contatto umano.
Al primo posto i giovani indicano che è il tempo meteorologico spesso a impedire di stare insieme, dal momento che il popolo italiano predilige trascorrere fuori casa il tempo dedicato allo svago. A seguire c'è la fretta, che si posiziona al secondo posto insieme ai problemi economici, in terza posizione il troppo lavoro e, fanalino di coda, la facilitazione data dai mezzi tecnologici. I giovani sono, quindi, molto più prudenti con le amicizie, perché temono il giudizio. Per questo motivo tendono a non svelarsi troppo: pigri e distratti ma spaventati dalla solitudine e desiderosi quindi di circondarsi di persone. Il 45% dei ragazzi dichiara di essere prudente (non espone troppo la propria intimità, ha paura di sembrare troppo strano o diverso, teme il giudizio altrui), e, allo stesso tempo, alla ricerca di autenticità, spontaneità e libertà. Gli italiani doppiano gli statunitensi in numero di telefonate al cellulare ed sms (mediamente 9 contro 4), invio di e-mail nella giornata (8 contro 5) e lo fanno anche nei contatti fisici: sorrisi (29 contro 14), baci (8 contro 3) e abbracci giornalieri (5 contro 2). Passando a un quadro globale del confronto Italia-USA, emerge che noi siamo veri e propri esperti organizzatori: il 26% degli italiani, infatti, assando a un quadro globale del confronto Italia-USA, emerge che noi siamo veri e propri esperti organizzatori: il 26% degli italiani, infatti, sono considerati più intraprendenti per ciò che riguarda l'organizzazione delle uscite rispetto all'esiguo 5% degli americani. Solo il 19% degli italiani preferisce stare in casa, mentre gli statunitensi che non escono sono circa la metà del campione analizzato (41%).