Elogio della cattiveria

Il vocabolario buonista è falso dalla A alla Zeta. Il mondo dei poveracci è il Terzo mondo. I paesi sottosviluppati sono paesi in via di sviluppo. Gli immigranti afro-asiatici sono extracomunitari.

D'’accordo, non bisogna offendere nessuno, nemmeno e soprattutto quando gli offesi siamo noi. Per gli islamici sempre più numerosi, che abbiamo in casa, noi siamo gli infedeli; ma non vale il diritto di reciprocità, a noi non è lecito dire che gli infedeli sono loro. Finiremo col censurare la Divina Commedia, perché Dante (toscano, quindi cattivissimo) mise Maometto all’inferno. Anzi, si finirà con l’abolizione dell’inferno da parte della Chiesa, per non offendere i peccatori \.

Il buonismo si regge sul principio che tutti gli uomini (e tutte le donne, ben inteso!) sono buoni per natura. I cattivi sono buoni traviati da istituzioni politiche sbagliate. Basta una piccola rivoluzione, che migliori le istituzioni, e i cattivi sopravvissuti tornano buoni, come in fondo sono sempre stati.

Il problema è sopravvivere: le rivoluzioni, se non sono sanguinarie, non sono convincenti. Marx (un feroce buonista) sosteneva che perfino i capitalisti sono buoni per natura: sfruttano i proletari perché costretti a farlo dalla proprietà privata del capitale. Ma amano i proletari non appena cessa la proprietà privata del capitale, ovvero non appena i capitalisti abbiano perso la proprietà del loro capitale e siano divenuti essi stessi proletari. Se poi, insieme al loro capitale, i capitalisti perdono anche la vita davanti a un plotone di esecuzione, è perché oppongono resistenza a chi vuole il loro bene.

I milioni di assassinati in nome del marxismo-leninismo-maoismo lo furono a opera di chi voleva il loro bene e il bene di tutta l’umanità. I buonisti non si limitano ad amarci, ci impongono il loro amore. \ I buonisti raggiungono il potere sventolando bandiere molto più prestigiose di quella della Croce rossa: arrivati al potere, come minimo ci ripuliscono le tasche con imposte e tasse benefiche; ci alleggeriscono le tasche del peso inutile di un denaro che non ci serve più \.

La lotta al buonismo è perdente, lo so. Ammesso che i buonisti sbaglino, le conseguenze negative non ricadono sui buonisti, ma sui tipi anomali come me. Quando il buonismo è stupido (quasi sempre), travolge più ostacoli di quando non lo è. Quando ruba i salvadanai, è definito virtuoso. Chi prova a difendere il suo peculio, è un evasore, un criminale della peggior specie, forse l’ultima specie di criminale rimasta. Il fisco buonista depreda vedove e orfani con noncuranza, e tollera una unica categoria residua di evasori totali: i magnaccia e le prostitute. \.

L’'elogio della cattiveria è, secondo il mio modesto parere, la base di ogni umanesimo non utopico. Contrariamente a quanto credono, o fingono di credere i buonisti, l’uomo non è buono per natura.

La prova? Non esiste, perché esistono milioni di prove quotidiane. A una singola prova si può anche non badare, non riesco però a restare insensibile a milioni di prove giornaliere. La cronaca è dominata, in tutti i regimi politici, da ladri, rapinatori, stupratori, sequestratori, assassini, truffatori, corrotti, corruttori, bugiardi, sadici, violenti, vandali, pazzi furiosi. Ma costoro non esauriscono affatto l’elenco delle categorie sociali pericolose. Vi sono inoltre, pericolosissimi, gli imbecilli secondo la definizione di Carlo M. Cipolla: chi vi fa del male senza volerlo, senza accorgersene, senza suo profitto, magari con l’intenzione sincera di farvi del bene \.

Allora, io proclamo: viva il cattivo che si presenta come tale. Quanto meno è sincero \. La cattiveria alimenta l’humour noir che è una grande risorsa intellettuale. Lo hanno coltivato disegnatori come Topor e letterati come De Quincey (L’assassinio come una delle belle arti), Swift (Modesta proposta), e altri che non dovrebbero mancare in nessuna biblioteca di famiglia antibuonista. Marx Karl, che è un buonista efferato, non fa ridere (tranne quando si toglie la maschera), anzi è noioso. Ma Marx Groucho, il comico americano, ci ha procurato salutari risate al cinematografo proprio perché recita la parte del mascalzone disinibito \. Con Charlie Chaplin torniamo al buonista, questa volta di tipo romantico, sentimentaloide, per me troppo spesso insopportabile. Ma il mio còmpito non è fare il critico cinematografico.

Mi si obietterà che un conto è la cattiveria romanzesca, un altro conto è quella reale. Certo, è così. Tuttavia, i cattivi veri, in carne e ossa, i quali non recitano, ma fanno sul serio, non sono necessariamente pericolosi per gli altri, per la società in cui vivono. Una trattazione stuzzicante del tema è in un libro di Walter Block intitolato: Difendere l’indifendibile, pubblicato in italiano dall’editore Aldo Canovari (Liberilibri), di Macerata. \.

Consideriamo \ il caso dello «sporco maschilista». La denominazione più esatta è «porco maschilista». Sostiene Block che costui è in realtà un eroe, un difensore della sacra libertà minacciata dal femminismo in nome della «non discriminazione». Molti club (compreso il Rotary), già esclusivamente maschili per loro libera scelta, hanno dovuto modificare lo statuto per non «discriminare» le donne. Block critica portando all’estremo la filosofia femministica: «Se si osservassero rigorosamente i dettami di questa filosofia, non potremmo forse considerare discriminatori i bagni separati per gli uomini nei bagni pubblici? E i dormitori separati per gli uomini? E che dire degli omosessuali maschi? Potrebbero essere accusati di discriminazione contro le donne. E le donne, sposando degli uomini, non discriminano forse le altre donne?» \.

I buonisti ed egualitaristi, così solleciti a soccorrere (col denaro dei contribuenti) gli zingari, dovrebbero sapere che in ogni caso tale tipo di nomadi si considera superiore per etnia a noi popoli sedentari. Per quella superiorità si ritengono in diritto di derubarci, e il ragionamento non fa una grinza se applicato al patrimonio, spesso consistente, dei buonisti. I quali buonisti, se fossero coerenti, lascerebbero in perpetuo porte e finestre spalancate \.