Riecco Renga: "Canto l’amore quotidiano"

Il cd del vincitore di Sanremo: "Sono schifato dal teatrino politico, ormai la gente si rifugia nel gossip per consolarsi"

E già che c’è, dopo due canzoni si slaccia il colletto e dà più voce ai polmoni, è quasi paonazzo, ed entusiasta. Francesco Renga ci vuole un po’ a capirlo, allegro ed imprevedibile com’è, ma l’altra sera ha scelto il posto giusto per presentare il suo nuovo album Un giorno bellissimo che è quello più delicato perché è en plein air, a cuore aperto, mica involuto come Ferro e cartone di tre anni fa oppure vellutato e sfuggente come Orchestraevoce. Dunque la cantina Bellavista di Franciacorta, il palco e i musicisti a pochi metri dalle botti di vino, il Grand Cuvèe pronto a essere stappato. E le telecamere pure, perché va bene essere isolati dal mondo, ma ci vuole sempre un cordone con la realtà: e allora l’oretta di concerto è stata trasmessa in 3D nelle 24 sale del circuito The Space. Dentro e fuori. La piccola comunità e il mondo là all’esterno. Stavolta non ci sono giri di parole in queste dodici canzoni, dalla memorabile Immune alla trascinante Da lontano, che lui canta dal vivo come su disco con una voce in continua espansione, benedetta dalla natura ma addomesticata dallo studio continuo, ormai confidente e compiaciuta più che mai negli acuti.

Forse perché parla d’amore, non quello euforico degli inizi o tradito della fine. Quello quotidiano, invece. Il più difficile. «Ho letto Raymond Carver - spiega lui dopo il concertino, sempre entusiasta ma meno rubicondo - e sono rimasto colpito dalla capacità di sublimare nelle sue novelle la banalità quotidiana». E si vede che Francesco Renga, a 42 anni, ne è realmente affascinato: distilla le parole agli amici, si gode il loro entusiasmo di ritorno, trova confidenza nel luogo conosciuto (vive a un quarto d’ora da qui) e lo trasforma in energia. Anche Ambra, che lo guarda seduta quasi in fondo, sorridente e più discreta del solito perché questa è una serata decisiva per il suo uomo, si gode la musica che tre chitarre, un basso, batteria, tastiere e i musicisti dell’Ensemble Symphony Orchestra ricamano con appassionata precisione per di più imprevedibile in un luogo così inconsueto (e c’è pure Paolo Liguori, entusiasta). «Avete visto le prove del mio tour, altro che», spiega Renga, che poi - meno del solito a dir la verità - spiattella qui e là qualche battuta: «Il teatrino della politica mi ha nauseato, non è solo colpa di

Berlusconi perché ognuno ci mette del suo». «Il successo del gossip? La gente cerca consolazione nei pettegolezzi». Ma poca roba, in fondo. Forse lui stavolta ha meno bisogno di enfasi perché è il cd a parlare da solo, è musica finalmente estroversa, la sua, e nei testi c’è il diario della sua anima che ha trovato la voce giusta, e la partitura vincente, per mettersi finalmente in gioco.