Rifiuta di togliere il velo, maestra sospesa

Insegna l’inglese senza mostrare il volto. E per gli alunni è impossibile seguire la lezione

Gaia Cesare

L'ex ministro degli Esteri, Jack Straw, lo aveva definito qualche giorno fa «un segno visibile di separazione e diversità, che mette in pericolo l'armonia sociale». E il velo islamico è tornato ieri al centro di un acceso dibattito nel Regno Unito. Motivo, la decisione di una scuola britannica di Dewsbury - la località del West Yorkshire, nord dell'Inghilterra, da cui provenivano gli attentatori del 7 luglio - che ha sospeso un'insegnante dopo il suo rifiuto di togliere il velo integrale in aula, durante le lezioni d'inglese che teneva nell'istituto. La questione è finita ora davanti a un tribunale del lavoro perché Aishah Azmi, 24 anni, è decisa a dare battaglia.
Composta da 529 studenti, fra i 7 e gli 11 anni, la «Headfield Church of England junior School» è frequentata da bambini di tutte le etnie. Per molti di loro l'inglese è una lingua ancora tutta da imparare, considerato che nella maggior parte dei casi parlano l'urdu, il panjabi o il gujarati, idiomi che rivelano le loro origini indiane o pachistane. E qui sta il punto: ad Aishah, la giovane insegnante bilingue cui veniva consentito di indossare il velo sia nei corridoi dell'istituto che nelle aule insegnanti, era stato chiesto di toglierlo per questioni didattiche e non religiose.
Secondo il Daily Mirror erano stati infatti gli stessi studenti a lamentarsi per le difficoltà di comprendere l'insegnante durante le spiegazioni. Un problema che già lo scorso febbraio era emerso da un rapporto dell’Ofsted, il garante della didattica nel Regno Unito. «Le capacità di espressione dei bambini sono povere e questo li limita anche nel resto delle loro attività», scriveva il garante, che aggiungeva: «Sono necessari cambiamenti significativi per gli standard inadeguati raggiunti dai bambini e per i lenti progressi fatti nel tempo». Per questo, insomma, sarebbe stato chiesto alla maestra di togliere il velo integrale. «Come si può insegnare l'inglese a giovani studenti quando si indossa un velo sul volto? - ha spiegato il responsabile dei servizi per l'infanzia della zona, Jim Dodds -. Fra i nostri ragazzi, molti non parlano l'inglese come prima lingua ed è necessario che vedano almeno il labiale della loro maestra. La religione non c'entra nulla».
Ma la decisione della scuola ha già fatto clamore, tanto da sollevare l'intervento di Shahid Malik, parlamentare laburista eletto proprio nella circoscrizione di Dewsbury (il primo musulmano di nazionalità britannica a mettere piede a Westminster), che però ha preso le difese della scuola: «Non c'è nessun obbligo religioso per le donne musulmane di indossare il velo di fronte a studenti delle elementari».
Intanto l'ex ministro e attuale capogruppo del partito laburista alla Camera, Jack Straw, è tornato ieri sul tema sollevato nei giorni scorsi, sottolineando l'importanza che «tutte le comunità del Regno Unito traggano beneficio, in modo positivo, dal dibattito in corso», perché questo potrebbe tradursi «in una migliore, reciproca comprensione delle diverse tradizioni religiose nella nostra società e in un lavoro più tangibile per assicurare che “l'allontanarsi” diventi un “ritrovarsi”».