La riflessione Ma la fantasia è un’altra cosa

Fantasia e fantasy non sono fratelli, bensì parenti alla lontana, diciamo cugini. È un po’ come la storia del topo di campagna e del topo di città, ricordate? Quando il primo ospita il secondo, tutto bene, tutto tranquillo, i due banchettano umilmente con pane e formaggio, in santa pace. Ma quando è il secondo a ospitare il primo, il pranzo è sì più raffinato, con dolci e marmellata, ma poi irrompono i cani che stanno a guardia della casa, e i nostri amici devono darsela a gambe. Ebbene, la fantasia è il topo di campagna, il fantasy è il topo di città. Alla fantasia basta poco per sfamarsi. Il fantasy, invece, è bulimico. La fantasia è semplice, il fantasy è ricercato. La fantasia lavora a mani nude, il fantasy lavora con i molti attrezzi che via via si costruisce. La fantasia è sempre qui, il fantasy è sempre altrove.
Quando leggevamo le avventure di Sandokan, o di Pinocchio, o di Tom Sawyer, le illustrazioni a corredo dei libri suscitavano in noi una duplice reazione: da un lato ne apprezzavamo forme, colori e ambientazioni che parevano ovvie appendici del testo scritto; dall’altro ci disturbava il loro tono assertorio, definitivo, il loro dirci che le cose stavano così, e che dunque ce le dovevamo immaginare così. Ci disturbava perché voleva mettere le briglie ai cavalli bianchi della nostra fantasia. E oggi, in misura sempre maggiore e a ritmi sempre più sostenuti, il fantasy si muove in questa direzione. Non si limita a tracciare i confini temporali e spaziali dei propri mondi: scende nei particolari con carte geografiche dettagliatissime, alberi genealogici complicatissimi, descrizioni minuziosissime. Figlio dell’empirismo baconiano («sapere è potere») più che delle monadi leibniziane, pur affascinandoci grazie all’impianto kolossal e glamour, grazie soprattutto alla second life di cui il grande schermo lo gratifica, lascia in bocca il sapore dell’excusatio non petita. Come a dire: «Nel caso non ci crediate, ve lo dimostro».
Però questa è filologia, non fantasia. Il fantasy che ha la risposta pronta per ogni domanda, il fantasy «secchione», sarà anche preparatissimo e ineccepibile. Ma non può pretendere di risultare anche simpatico.