Riforma elettorale: la memoria corta del centrosinistra

Alfredo Biondi*

Sono legittime tutte le critiche ma non esiste nessun motivo di scandalo di fronte alla proposta di riforma di legge elettorale in senso proporzionale. Nel centrosinistra gridano inutilmente allo scandalo dimenticando che più di una volta sono state cambiate le regole elettorali a fine legislatura prima del voto popolare. Inoltre bisogna ricordare a “sinistra” che nel 2001 con una maggioranza risicatissima fu votata una riforma costituzionale per dotare le regioni “amiche” di uno strumento di contenzioso e di contrattazione con un governo “nemico”, quello di Silvio Berlusconi. Ma si sa, la sinistra ha la memoria corta.
Per la riforma della legge elettorale in senso proporzionale non servono bizantinismi e dietrologie, lo dico io che sono sempre stato fautore e promotore del maggioritario, fin da quando con Mario Segni ne facemmo un cavallo di battaglia. Ora si pone l'esigenza di studiare bene l'emendamento presentato dall'attuale maggioranza senza gridare al golpe perché l'emendamento presentato può essere super emendato e non costituisce una monade di Leibniz che non aveva né porte né finestre! La sola cosa che mi auguro è che quale che sia il sistema che verrà adottato sia possibile una formula per indicare il leader della coalizione. Altrimenti torneremmo ad una confusione, perché si sfrangerebbero le coalizioni e s'incoraggerebbero riserve mentali e politiche.
Ribadisco poi che allo stato attuale, come deciso all'unanimità dal Consiglio nazionale di Forza Italia del mese di luglio, il cambio di leadership è fuori tema e chi sta in maggioranza se ne deve fare una ragione. La proposta degli alleati dell'Udc è «una proposta di metodo» ed il sistema proporzionale non è un fine ma un mezzo, uno strumento. E se il fine è confermare anche elettoralmente l'alleanza, si può discutere tranquillamente con quale mezzo si può realizzare il fine condiviso. Inoltre, non credo che il proporzionale sia la panacea per tutti i mali ma nemmeno credo che costituisca la ciambella di salvataggio per un nuovo governo di centrodestra.
Quello che occorre evitare è il rischio che il proporzionale possa favorire discontinuità politiche cose che sarebbero molto gravi; una specie di ritorno al passato. Non condivido inoltre l'atteggiamento sempre più «nichilista» dell'opposizione. Nessuno vuole blindare la legge elettorale mentre con l'ostruzionismo non si permette alla Camera dei Deputati di lavorare. Se avvenisse un prolungato rifiuto a partecipare ai lavori, di fatto accadrebbe un rifiuto inaccettabile che farebbe del «filibustering» non un'eccezione ma una regola!
L'ostruzionismo è lecito ma il suo protrarsi si risolverebbe in un'autentica paralisi istituzionale. La contestazione, portata avanti in questa fase con ritmo sincopato, non esprime il diniego dell'opposizione proprio nel momento in cui percepisce che una legge può essere approvata. Tutto questo sconcerto indignato della sinistra che dice di avere la vittoria in tasca dimostra al contrario una mal celata sensazione di paura di perdere. È chiaro perciò che non condivido il metodo che viene posto in essere dall'opposizione per bloccare invece che discutere la proposta di riforma della legge elettorale che può essere criticata ma non vilipesa. Il centrosinistra ha iniziato una vera e propria campagna denigratoria riesumando il vecchio tema quarantottesco della legge truffa. Evidentemente non importa all'«Unione dei disuniti» garantire l'oggettiva rappresentanza parlamentare nella nuova legislatura. Nel 1996 l'Ulivo ottenne la maggioranza dei collegi ma era in minoranza nei voti proporzionali. Prodi, Fassino e compagni evidentemente contano di ripetere quel risultato e ottenere la vittoria apparente in luogo di quell'effettiva costituita dal maggior numero dei voti.
E quando il centrosinistra parla di legge truffa, dimentica che nel 1952 per legge truffa intendeva il maggioritario, quello che oggi la sinistra difende e che io preferivo anche quando nei primi anni '50 proprio il Pci difendeva il proporzionale.
*Vice presidente della Camera dei Deputati