Riforma sanità, primo sofferto sì del Senato Usa

Hanno votato a favore tutti i democratici, che sono 58, come anche i due indipendenti a loro vicini. I contrari sono stati 39. Nel testo tornano i fondi per l'interruzione di gravidanza, esclusi dalla Camera. L'iter ora è in salita 

Washington - Con un insolito voto notturno, il Senato degli Stati Uniti ha dato una primo via libera, pur senza entrare nel merito, alla grande riforma sanitaria allo studio del Congresso, dopo avere convinto le due più reticenti tra i democratici, Marie Landrieu della Lousiana e Blanche Lincoln dell’Arkansas, ad esprimersi in favore del dibattito in aula. Per il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si tratta di una prima piccola vittoria, anche se l’iter legislativo rimane lungo e difficile. Il voto del Senato era visto infatti come un vero e proprio test, visto che la riforma sanitaria è la prima tra le priorità programmatiche della Casa Bianca, puntando a “coprire” praticamente tutti gli americani. Se non fosse stato raggiunto il quorum i senatori avrebbero ritardato di settimane, se non di mesi, l’iter legislativo della riforma: la più ambiziosa da 40 anni a questa parte, quando cioè venne lanciato il programma “Medicare” di assistenza ai più anziani.

Il via libera del Senato - avvenuto nella notte tra sabato e domenica - ha consentito di avviare il dibattito sulla grande riforma sanitaria allo studio del Congresso da diversi mesi. Occorreva una maggioranza qualificata di 60 senatori su 100. Hanno votato a favore tutti i democratici, che sono 58, come anche i due indipendenti a loro vicini. I voti contrari sono stati 39. L’ultima ad aver detto di sì, nel pomeriggio di sabato, è stata Blanche Lincoln dell’Arkansas, che dovendo affrontare le urne l’anno prossimo, secondo fonti politiche appariva reticente a dare il suo assenso, viste le perplessità dei suoi elettori. Nel suo seguitissimo intervento la Lincoln ha detto che «è molto importante iniziare il dibattito», aggiungendo però che «non mi esprimerò in favore del testo, almeno nei termini in cui è stato redatto» fino ad ora.

Poche ore prima anche un’altra senatrice reticente, Mary Landrieu della Lousiana, si era detta pronta a votare a favore del dibattito, mantenendo anch’essa le proprie riserve. La Landrieu aveva ricordato che la spesa sanitaria Usa rappresenta «oltre il 16% del prodotto interno lordo americano, circa il doppio rispetto agli altri paesi». Per sedurre il senatore della Lousiana, sono stati inseriti nel piano decine di milioni di agevolazioni per le vittime dell’uragano Katrina. C’è anche chi probabilmente ha giocato sporco nei suoi confronti, rivelando alla stampa che la Landrieu ha appena effettuato un misterioso rimborso di quasi 25 mila dollari di contributi elettorali all’Irs, il fisco americano. Il testo messo a punto dal Senato, che ha l’appoggio della Casa Bianca, prospetta spese per circa 850 miliardi di dollari in dieci anni e prevede una cosiddetta opzione pubblica, cioè la possibilità per gli Stati di mettersi in concorrenza con le assicurazioni.

Contrariamente a quello approvato dalla Camera, con spese di oltre mille miliardi, non prevede limiti per la copertura assicurativa degli aborti terapeutici, come richiesto dai deputati democratici cattolici in cambio del via libera. Una volta approvato dal Senato, se verrà approvato, il testo dovrà essere poi unificato con quello della Camera, in vista del secondo doppio esame parlamentare definitivo. I tempi potrebbero essere ancora lunghi, e non è affatto detto che la riforma della sanità Usa verrà varata entro la fine dell’anno, come promesso da Obama. Anzi c’è chi sostiene che alla fin fine un accordo sarà difficilissimo da trovare, con il serio rischio di un nulla di fatto.