Rinascimento sotto il Cupolone

La splendore della corte papale richiamò grandi artisti

Quant’era bella Roma nel Quattrocento: circondata da mura, irrorata dal Tevere, costellata di ruderi antichi, archi, templi, mescolati a chiese, conventi, palazzi. Lo racconta una preziosa Carta di Roma del 1474 disegnata a penna da Alessandro Strozzi e giunta dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Esposta nella mostra Il ’400 a Roma, ne anticipa il senso: protagonista è la città stessa, la sua storia, il suo splendore in quel secolo, poco valorizzato nella Città eterna, a tutto vantaggio di Firenze.
Eppure, se non ci fosse stata Roma, l’arte fiorentina e di altri centri italiani avrebbe avuto minori possibilità di sviluppo. Perché, se è vero che gli architetti, gli urbanisti, i pittori, gli scultori, che hanno fatto bella Roma nel ’400 erano tutti «forestieri» - toscani, umbri, veneti - è anche vero che erano i Papi a finanziare imprese straordinarie.
La storia di quel secolo comincia infatti nel 1377 con il ritorno del Papa da Avignone e continua sino al Cinquecento. A ricostruirla sono centosettanta opere fra sculture, disegni, medaglie, tavole dipinte, plastici, arredi sacri e profani, arrivati da musei romani e internazionali. Meraviglie spesso sorprendenti, come le vedute della Roma quattrocentesca, che si incontrano all’inizio. Una miniatura di Nicolò Polani del 1459, giunta da Parigi, presenta una Veduta di Roma, una compatta città bianca e turrita. È il momento della rinascita urbanistica ed è curioso rivedere celebri monumenti in un contesto inaspettato, che gli uomini e il tempo hanno in seguito alterato. Una grande tavola multimediale permette di esplorare in dettaglio ogni luogo. È una novità, come quella che incontriamo poco dopo: la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva, realizzata dall’Enea utilizzando per la prima volta la tecnologia con radar ottico a colori, usata per le indagini spaziali, offre una visione ravvicinata degli affreschi di Filippino Lippi.
A promuovere il rinnovamento dell’Urbe sono i papi, da Martino V ad Alessandro VI, che assumono il ruolo di imperatori cristiani, recuperando le antiche radici culturali. I pontefici, che la mostra documenta con busti, ritratti, medaglie, libri, chiamano i migliori artisti sulla piazza italiana e straniera per costruire e decorare basiliche, chiese, cappelle, palazzi. Gli artisti si trovano di fronte a uno scenario surreale, tronchi di colonna, templi, archi. Si arrampicano sui monumenti, li studiano e li riproducono spesso in modo curioso e antistorico. Due bellissime tavole dipinte da Bartolomeo di Giovanni, probabili fronti di cassoni, del 1488 circa, mostrano in uno scenario metafisico Il ratto delle Sabine e La pace tra Romani e Sabini, due soggetti tratti dall’Ab Urbe condita di Tito Livio, ricreando una Roma anacronistica e fantastica attraverso monumenti come il Colosseo, l’Arco di Costantino, la piramide Cestia, un tratto di mura aureliane, un obelisco, il Pantheon. Così un pittore del ’400 immaginava la città antica. C’era chi, come Jacopo da Ripanda, schizzava ogni scena del fregio della Colonna Traiana, chi copiava antichi sarcofagi, chi riproduceva statue con lo Spinario. A testimoniare l’assimilazione dell’antico da parte dei grandi maestri del secolo ci sono disegni di Pisanello, di Benozzo Gozzoli, di sconosciuti pittori toscani e settentrionali, le sculture del Filarete.
Passando attraverso arredi sacri e profani, dai tondi dei Della Robbia alle croci, dai reliquari ai piatti di uso comune, si arriva alla sezione più attesa, quella dei dipinti e delle sculture. E qui ci imbattiamo in capolavori strepitosi, creati a Roma da grandi artisti toscani, come Donatello, Mino da Fiesole, Piero della Francesca, umbri come Perugino, padovani come Mantegna, di cui è esposta la Madonna delle cave, dipinta probabilmente nell’ultimo decennio del Quattrocento. Masolino e Masaccio, Beato Angelico, Pinturicchio, Filippo e Filippino Lippi, insieme a scultori eccezionali come il Maestro di Pio II, presente con una Madonna col Bambino, che è un vero e proprio ritratto, lavorano lasciando forti tracce. E influenzano gli artisti romani, che cominciano finalmente a comparire.
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LA MOSTRA
«Il ’400 a Roma. La Rinascita delle Arti da Donatello a Perugino». Roma, Museo del Corso, via del Corso 320. Fino al 7 settembre (catalogo Skira). Curata da Claudio Strinati e Marco Bussagli. Info: www.400.Roma.it.