La rinascita della Georgia con un tocco d'italianità

Il turismo vola e Tbilisi rinnova i palazzi storici Design nostrano per la più grande banca del Paese

(Tbilisi) Già dall'aereo si capisce che la meta è quella giusta: giovani svedesi con gli scarponi da sci in mano, backpackers americani con abbronzatura invernale e una misteriosa coppia Vip - sosia di Richard Branson ed ex modella - di nazionalità incerta perché non si scambiano una parola per tutto il volo. Mescolati a viaggiatori d'affari e donne velate con bambini. Destinazione: Tbilisi, capitale della Georgia, Caucaso.

Piccoli Paesi crescono. Cambia la geopolitica e la Georgia, 69.700 chilometri quadrati, neanche tre volte la Lombardia e 3,7 milioni di abitanti diventa meta di un turismo multiforme: sportivo - trekking e mare d'estate, sci d'inverno - medico e anche finanziario.

L'occasione di conoscere questo Paese spesso scambiato per lo stato degli Usa è l'inaugurazione di una filiale storica della Bank of Georgia in una palazzo liberty dei primi del Novecento. Una società italiana, Dinn!, si è occupata di definire posizionamento, design e customer experience mentre lo sviluppo tecnico del concept è stato eseguito da Built, società di ingegneria parte del gruppo. È stato così creato un tempio del lusso tra vetri colorati, specchi, marmi rivolto al wealth management, ovvero ai ricchissimi clienti georgiani, russi, turchi ma anche europei. Con accorgimenti come il caveau originale trasformato in cantina per degustare i vini georgiani. I più antichi del mondo, come vi diranno tutti, appena messo piede in città.

La banca promuove oltre a se stessa l'intera nazione, che si sta accreditando come «la Svizzera della regione». «La Georgia è una meta turistica scelta sempre più per il buon cibo e il buon vino, è sicura e ha un sistema finanziario stabile. Siamo sesti al mondo per facilità di fare impresa secondo la Banca mondiale, abbiamo un sistema di tassazione favorevole per gli investitori. Il settore finanziario nella regione non ha uguali, è molto stabile e trasparente. Non abbiamo mai avuto un fallimento bancario tanto che i cittadini Ue possono aprire un conto senza venire in Georgia perché i governi europei si fidano delle nostre istituzioni». C'è tutto l'orgoglio georgiano nelle parole del Ceo di Bank of Georgia, Archil Gachechiladze tornato in patria dopo vent'anni nella finanza a Londra.

«Visto poi che oltre ai numeri contano le emozioni, mostriamo ai visitatori che la Georgia è un Paese con una storia di oltre 25 secoli, abbiamo mantenuto il nostro alfabeto, uno dei 14 originali, e ne siamo molto orgogliosi. Quando i clienti entrano in banca vedono l'alfabeto (usato come elemento decorativo, ndr), degustano il vino, sono accolti in un edificio che trasuda storia integrata con il design italiano».

Passato e presente si rincorrono in questa ex repubblica dell'Unione Sovietica - Iosif Dzhugashvili detto Stalin era georgiano, di Gori - divenuta indipendente nel 1991. Dopo un'epoca di conflitti interni la Rivoluzione delle rose del 2004 porta stabilità politica, ma ancora oggi due aree del Paese, Abcasia e Ossezia del Sud, dichiaratesi indipendenti sono riconosciute solo da Russia e pochi altri Paesi.

È una storia travagliata quella della Georgia, divisa tra Oriente e Occidente in posizione strategica lungo la via della seta. Un storia che ha lasciato segni forti nell'architettura della città, fatta di stili diversi e sparsi un po' a caso, come gettati dall'alto dalla mano di un gigante capriccioso. Così capita che i decadenti palazzi liberty con balconi in ferro battuto, risalenti a quando la città era meta turistica a fine Ottocento, sorgano a fianco di cortili con vetrate e verande in legno di impronta più orientale o a edifici brutalisti di epoca sovietica, come la sede della Bank of Georgia, ex ministero dei Trasporti che sembra costruita con il Lego. E scheletri di palazzi lasciati a metà si affiancano a grattacieli ipermoderni. C'è il sinuoso ponte coperto di vetro sul fiume Mtkvari di Michele de Lucchi e la Public service hall e il teatro e Centro espositivo dei Fuksas. Ma anche i bar e gli hotel di design, il Rooms e lo Stamba, ricavato da una stamperia con i macchinari e la struttura di cemento armato a vista nella hall.

Tbilisi sta vivendo uno di quei momenti in cui la creatività scorre e si ha la sensazione che tutto sia possibile. Come ci assicura la chef di Café Littera, Tekuna Gachechiladze. Formatasi a New York, ha cinque ristoranti e una missione: traghettare nella contemporaneità la robusta cucina tradizionale. Fatta di khachapuri, focaccia al formaggio, khinkali, ravioli e pkhali, salse vegetariane. «In epoca sovietica c'erano cinque colture per Stato e lo stesso menu ovunque, era un modo per tenerci insieme. Ora stiamo diversificando e trovo tutto ciò che mi serve: perché alla fine la base è la qualità delle materie prime».

Cosa ne pensa del nuovo corso? «Speriamo porti più benessere, però ho paura che stia avvenendo tutto troppo in fretta e che non siamo pronti ad accogliere tutti questi cambiamenti».

La regista-stilista e talent scout di modelli «atipici» Tamuna Karumidze incontrata al Moulin Electrique, un caffè hipster che poterebbe trovarsi ovunque, chiosa: «La Georgia oggi è un territorio libero dove puoi esprimere qualsiasi cosa ti passi per la testa».

È tornata a Tbilisi dopo 15 anni a Berlino. Ancora un ritorno e la sensazione che qualcosa di grande stia nascendo, in questo piccolo Paese.