Riparte il reality dei soldi. Ed è scontro Prodi-Baudo

Il premier: "Indecenti i compensi causati dalla concorrenza con Mediaset". Il conduttore: "Prodi Il premier parla alla gente e deve accontentarla. Il problema è capire
se vogliono smantellare la Rai o no.
Non vorrei che alla fine della favola Prodi fosse il più grande alleato
di Berlusconi"

Sanremo - Il quinto giorno si svegliò Romano: «Sono assolutamente contrario a questi ingaggi folli ma se ti metti a fare tivvù commerciale e ci sono concorrenti che danno un milione di euro purtroppo glieli deve dare anche la Rai. È una cosa indecente ma inevitabile». I milioni di Sanremo, più famosi dei fiori e dei gamberi. Non si parla d’altro, davanti al casinò e in chiesa al momento dell’obolo. Ma il professor Romano Prodi dovrebbe fare una veloce consultazione delle ultime opere del suo governo, la scorsa settimana. Fra queste proprio un intervento «inevitabile» di Luigi Nicolais, ministro delle Innovazioni, il quale, tramite circolare ad hoc, ha provveduto ad aggirare la normativa della Finanziaria che fermava a 250mila euro il tetto degli ingaggi per i collaboratori esterni della Rai. L’indecenza, dunque, è partita dall’edificio dell’Unione, per salvare il festival e l’Italia tutta, secondo priorità e urgenze del Paese.
Pippo Baudo da Militello credeva di avere passato la tempesta. Ma ha ricevuto questa torta in faccia proprio nel giorno dei trionfi, quelli degli ascolti e delle attestazioni di fiducia del governo televisivo. Dopo aver bacchettato Benedetto XVI che si era dimenticato del morto di Catania nel derby di football, dopo aver zittito l’astrofisica Hack (ma chi è lei per giudicare il festival?), dopo aver litigato con Paolo Bonolis (de cuius) e il suo procuratore Lucio Presta (un mediatore che vive sulle percentuali dell’altrui lavoro), dopo essersi stizzito per gli atteggiamenti e le parole del direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce (sono amareggiato, mortificato come uomo quando lui parla del mio futuro), va in onda un altro reality show, con il primo ministro in nomination: «Il premier parla alla gente e deve accontentarla. Il problema è capire se vogliono smantellare la Rai o no, se con budget ridotti vogliono farla diventare Telescuola che costa due lire ma non la vede nessuno. Non vorrei che alla fine della favola Prodi fosse il più grande alleato di Berlusconi».
Baudo prende le distanze da uno e dall’altro, in modo folliniano o felliniano, visto il clima da cinematografo dell’insieme: «Io come Follini? Sono un antico demitiano, centrista di natura e non voglio essere tirato per la giacca. Parlo in maniera civile e democratica, se questo è apprezzato soltanto dalla sinistra...».
Ma che vorrà mai dire Pippo Baudo? Vuole riferirsi alle esternazioni di Sandro Curzi e agli scritti del manifesto: «Baudo ha portato il sociale al festival, bravo Pippo». Alle quali si sono aggiunte le parole del sottosegretario all’Economia, Paolo Cento presente su più fronti dalla curva della Roma a quella dell’Ariston: «Il festival è manifestazione nazionalpopolare, è difficile, anzi impossibile attribuirgli un colore politico. Baudo ha le sue idee politiche peraltro ben note. Precipitare su una polemica del genere significa fare torto alle sue capacità professionali». Ci sarebbe cioè il rischio di darlo all’opposizione. Calma compagni, anche perché Pippo Baudo è siculo caliente e riattacca: «E le liquidazioni milionarie di Cimoli? Ha fatto fallire un’azienda». Anche l’Alitalia atterra a Sanremo. Baudo spazia su tutto, è l’ultimo giorno di canzoni ma lui sente di essere l’eroe del popolo, Pippo sa che quando passa urla tutta la città. E per non farci mancare nulla ecco Fabrizio Del Noce che va di petto contro Prodi e la mette sulla lacrima sociale: «Quanti artisti sono morti poveri? Quanti con un solo successo devono campare una vita? Criticare i singoli compensi è fare moralismo facile, il mondo dello spettacolo nel suo complesso è un sistema pieno di durezze».
Per fortuna è finita, almeno qui in Riviera. Oggi è giorno di festa. Ma Baudo non riposa ed è pronto a presentare Domenica In. Da solo. Sempre al centro.