«Riparto dal Mississippi per cantare New Orleans»

La rockstar pubblica «The River in Reverse» con il pianista Toussaint

Antonio Lodetti

da Londra

Con quella faccia sghemba, tagliata in due da occhiali neri dalla grossa montatura, il fisico appesantito, l’aria flemmatica e tranquilla, sembra tutto tranne una rockstar. E Elvis Costello non vuole nemmeno esserlo; piuttosto lui è un eterno mutante che, nato col sacro fuoco del rock and roll, si è dedicato a un fantasioso ping pong tra esperimenti cameristici (con Sir Neville Mariner e il mezzosoprano Anne Sofie von Otter), lied intimisti per voce e pianoforte (il cd North), il nobile pop orchestrale (il recente cd dal vivo My Flame Burns Blue con la Metropole Orkest). Ha navigato in tutte le insenature della musica moderna e ora approda ai lidi limacciosi del Mississippi dedicando il nuovo album The River in Reverse alla grande musica di New Orleans. Al suo fianco il pianista e celebre compositore Allen Toussaint, autore di classici di New Orleans come On Your Way Down e Tears teatr & More Tears (presenti nel bellissimo cd) e di brani per Fats Domino, Dr. John, Lee Dorsey fino ad arrivare alla disco di Lady Marmalade. Un viaggio fra tradizione e nuovi pezzi di Costello per raccontare - con i fedeli Imposters e i fiati dei Crescent City Horns - la linea di confine che incrocia soul e rhythm and blues. «Tornare alle foci del Mississippi vuol dire scoprire le radici del rock - dice Costello -; tutto è nato a New Orleans con Bunk Johnson e Louis Armstrong, prima che personaggi come Toussaint inventassero un cocktail di suoni e colori che ancora oggi tutti cerchiamo di imitare».
Quindi un Costello che torna alle origini?
«Il rock all’inizio per me è stato un’urgenza espressiva, qualcosa che avevo dentro e che è esploso senza controllo. Poi ho cominciato a provare sensazioni diverse, ad avvicinarmi a diverse culture. Ho amato e studiato la musica classica, orchestrale, il balletto, l’opera, tutto questo mi ha reso un artista completo. Ma mi è rimasta la curiosità di scoprire l’origine del suono che ha creato in me questo big bang».
Poi New Orleans purtroppo è tornata d’attualità per il disastro dell’uragano Katryna.
«Avrei voluto organizzare un concerto benefico per New Orleans, anche perché Allen Toussaint ha dovuto andarsene da casa e andare a vivere a New York. È lì che abbiamo inciso quasi tutto il disco, ma poi alcuni brani li abbiamo registrati anche laggiù per respirare quell’atmosfera magica».
Un pezzo di New Orleans s’è perso per sempre.
«No, non direi, lo spirito è lo stesso, la gente è forte e ama la sua terra e la musica è sospesa su tutto ad indicare che il passato non muore. Il jazz e il rhythm and blues oggi come allora sono sorgente di vita. E io ho voluto celebrare il lato nero e il lato bianco del rock per dimostrare che sono una cosa sola».
Nel disco lei ha composto splendide ballate come The Sharpest Thorn.
«È una canzone-tributo a quel mondo, l’ho scritta con molta umiltà ma devo ammettere che ha il piglio della vera ballata soul».
Lei continua ad esplorare i generi, a sorprendere il pubblico, cosa cerca nella musica?
«Cerco me stesso e il mondo. Dopo tanti anni ho scoperto che la musica è un tutt’uno, le etichette e gli stili sono un insulto alla buona musica. La musica è un propulsore che ti fa vivere meglio, una vocazione che muore quando suoni per pagare i conti o per comprare automobili».
Andrete in tournée?
«Io e Allen Toussaint abbiamo inciso il disco in presa diretta, è un lavoro spontaneo e sincero. Noi, la mia band e quattro fiati, non è facile organizzare un tour. Ora gireremo l’America e quest’inverno arriveremo in Europa e in Italia, una terra che amo moltissimo».