«Ripulivano» la fontana di Trevi: manette per quattro

Alla Caritas davano solo gli «spiccioli» I pezzi grossi se li intascavano

Giacomo Legame

Non si erano certo spinti a imitare Totò che, addirittura, la Fontana di Trevi l’aveva messa in vendita. Ma loro, quattro addetti alla manutenzione, la celebre fontana capitolina erano ormai arrivati a «ripulirla» in senso stretto: così tutti i lunedì e martedì mattina con doviziosa «lena» raccoglievano le monetine gettate dai turisti, italiani e stranieri, nello splendido vascone settecentesco per poi consegnarle come di dovere alla Caritas diocesana che le utilizza per iniziative benefiche e di solidarietà. Fin qui nulla d’eccepibile. Senonché i quattro finiti in manette s’erano ingegnati per tenere per sè una buona parte del denaro. Un guadagno extra più che dignitoso che, stando alle stime degli inquirenti, avrebbe fruttato oltre centomila euro ogni anno. Gli arresti della polizia municipale sono scattati dopo che i «pizzardoni» che sorvegliano la zona intorno alla fontana si sono resi conto di movimenti sospetti, confermati informalmente anche dagli operatori della Caritas, che avevano notato un calo nelle somme finite nelle loro mani.
Attraverso riprese e appostamenti, la squadra di Polizia giudiziaria del I Gruppo ha ricostruito il modus operandi dell’«allegra brigata». Gli arrestati, come era loro compito, ogni lunedì accatastavano al lato della vasca le monetine che poi venivano messe all’interno dei secchi, soltanto alcuni dei quali, però, venivano effettivamente consegnati agli operatori del volontariato cristiano.
Parte degli spiccioli però veniva lasciata nella fontana per poi essere recuperata solamente il martedì mattina quando gli stessi addetti della ditta di pulizie tornavano per continuare la pulitura. A quel punto, i quattro finivano il lavoro impossessandosi del resto dei soldi che in questo modo finiva direttamente nelle loro tasche.
Ieri mattina però i quattro sono stati sorpresi con le mani «nel secchio» dalle pattuglie della Municipale. I vigili li hanno «pizzicati» mentre erano su un furgone a bordo del quale avevano già sistemato il bottino, circa 1.200 euro, ben nascosto tra gli arnesi di lavoro.
Secondo una stima fatta sulla base del denaro sequestrato ieri, gli agenti del I Gruppo ritengono che il business messo su dai quattro alle spalle dei turisti più «sognatori» e, soprattutto, sulla pelle dei tanti indigenti assistiti dalla Caritas, si aggiri sui duemila euro a settimana. Un bel «dopolavoro» esentasse per i soliti furbi. In pratica, cent in più, cent in meno, 110mila euro all’anno.
Tredicesima e quattordicesima incluse, quando l’affluenza dei visitatori della Città Eterna raggiunge il picco durante l’estate e il periodo natalizio. Le indagini della municipale proseguono per accertare eventuali responsabilità da parte di una quinta persona, che al momento però non è stata indagata. In passato, il più celebre Arsenio Lupin delle monetine a Fontana di Trevi, è stato senz’altro Roberto Cercelletta, meglio conosciuto come D’Artagnan. Aveva anche un metodo tutto suo: legava una calamita a un filo di nylon e poi «pescava». Così, diceva, combatteva la disoccupazione. La sua.