Rischia il processo l'avvocato accusato di aver plagiato monsignor Balducci

Sono cinque le persone coinvolte nell'inchiesta chiusa dal pm Alberto Caperna, atto che solitamente prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio. Coinvolta anche la moglie del legale: avrebbero sottratto al religioso circa due milioni di euro e un immobile

Rischiano di finire sotto processo le cinque persone coinvolte nell'inchiesta su una presunta circonvenzione di incapace ai danni di monsignor Corrado Balducci, alto prelato ed esorcista della diocesi di Roma, morto a 85 anni il 20 settembre dello scorso anni dopo una lunga malattia. Il pm Alberto Caperna ha infatti chiuso l'indagine, atto che solitamente prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio. Sotto accusa l'avvocato Giorgio Bosio, curatore legale del religioso. Sotto questa veste, secondo la Procura, avrebbe sottratto alla vittima circa due milioni di euro, nonché un immobile in via Pio IV. Il legale, assieme alla moglie Monica Dall'Olio, deve difendersi anche dall'accusa di circonvenzione di incapace perché «al fine di procurarsi un ingiusto profitto, abusando dello stato di incapacità di Corrado Balducci, in età avanzata e in condizioni di deficienza psichica, in quanto affetto da deterioramento cognitivo di grado medio grave, con associati segni di parkinsonismo, con più atti esecutivi di un unico disegno criminoso, inducevano Balducci a compiere più atti di disposizione patrimoniale a lui sfavorevoli». Gli altri tre indagati, il notaio Aldo Garofaro e i due avvocati Antonella Anania e Erika Giovanetti, sono accusati di fatti collegati che, a seconda delle singole posizioni, vanno dalla falsità ideologica alla calunnia. Il notaio, in particolare, avrebbe stipulato l'atto con cui il monsignore nominò suo procuratore generale Bosio «implicitamente e falsamente attestando l'integrità mentale di Balducci». I fatti contestati si sono svolti tra il luglio 2007 e il marzo 2008. A settembre dello scorso anno l'avvocato Bosio finì in carcere per questi fatti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Barbara Callari, salvo poi essere scarcerato. Ha sempre respinto le accuse sostenendo che Balducci per lui era come un familiaere, il cui patrimonio aveva sempre cercato di salvaguardare curandone gli interessi.