La riscossa del pesce povero «Più è vicino, più è buono»

Non chiamatelo pesce povero. Ha eccezionali proprietà nutrizionali, si presta alle più svariate interpretazioni culinarie, popola da sempre il nostro mare ed è apprezzato in tutto il mondo, salvo essere poco conosciuto proprio nel territorio dove viene prodotto. Spigola, orata, cefalo, polpo, totano, gambero rosa, sugarello, nasello, moscardino e pesce sciabola: «Lo dobbiamo chiamare pesce della tradizione, non certo povero». A parlare così è Giovanni Lamioni, presidente della camera di commercio di Grosseto e fautore del progetto Green&Blue Economy, azioni di sistema per uno sviluppo sostenibile in Maremma. E per invertire il paradosso che vede finire sulle tavole locali solo il 4% del pesce pescato e allevato nella provincia e rendere invece omaggio al pesce importato, è nata anche l'iniziativa «DiMaremma, pesce d'autore». Per promuovere, favorire e valorizzare la filiera ittica della Maremma Toscana.
Per capire l'importanza del territorio maremmano ai fini dell'ittica basti pensare che l'intera pianura costiera era un tempo una zona paludosa, bonificata a partire dal '700 per volontà dei Granduchi di Lorena. In alcuni tratti, oggi divenuti riserve naturali come la Diaccia Botrona, nei pressi di Castiglione della Pescaia, la laguna di Orbetello e il lago di Burano, gli ambienti primitivi si sono mantenuti inalterati. A tali premesse si aggiungono il clima mediterraneo che caratterizza la provincia e un'insolazione che, lungo tutta la fascia costiera e sulle isole, raggiunge valori prossimi assoluti dell'intero territorio nazionale. Facile intuire come sia stato possibile che proprio nell'area della Diaccia Botrona e della laguna di Orbetello si siano sviluppati, nei primi anni Settanta, i due maggiori poli produttivi provinciali di allevamento, ai cui prodotti si uniscono quelli della pesca tradizionale praticata nelle acque lagunari.
Se nel 1980 solo il 9% del pesce consumato era d'allevamento, oggi l'acquacoltura garantisce circa il 43% dei consumi. E a fronte di una produzione di 48 milioni di tonnellate e dei crescenti consumi, rappresenta la sola risposta sostenibile al grido di allarme della Fao, secondo cui un quarto di tutti gli stock marini di pesce è a rischio. «Sostenere la pesca nel territorio - prosegue Lamioni - significa dare voce agli imprenditori locali, rilanciare il mestiere di pescatore con la sua storia e il suo fascino e creare una nuova collaborazione con enti locali, scuole e istituzioni per favorire il consumo del pesce della tradizione fin da bambini». Una tradizione che si evolve con l'uso della tecnologia QR Code applicata al logo DiMaremma pesce d'autore. Dal logo QR si può infatti accedere, tramite dispositivi mobili, al sito www.dimaremma.it, che contiene numerose informazioni sul pesce che stiamo portando in tavola. E non solo, perchè anche al ristorante, semplicemente puntando lo smartphone o il tablet sul logo, appaiono in tempo reale le informazioni sul piatto che stiamo gustando.