Riti animisti e sacrifici nel "Paese del sorriso"

Ogni anno si ripete l'offerta di un grande bufalo per placare gli spiriti. Tradizione immutata nei secoli

(Chiang Mai) Durante il giorno di luna piena del settimo mese lunare, gli abitanti di Mae Hia, a sud-ovest di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, si ritrovano per offrire in sacrificio un bufalo a Pu Sae e Ya Sae, gli spiriti guardiani della foresta attorno all'imponente vetta del Doi Kham.

La leggenda racconta che questi due giganti adoravano mangiare carne umana, fino a quando Siddharta Gautama, ovvero il Budda, andò a parlare con loro e li convinse a non farlo più. In cambio, però, avrebbero ricevuto dalla popolazione dei villaggi della montagna una grande offerta una volta all'anno. Così, da allora, gli uomini sacrificano il più grande bufalo nero per darlo in dono, chiedendo protezione e mostrando il loro rispetto. Quest'anno l'antico rituale animista si è svolto il 16 giugno.

Arrivo ai piedi del Doi Kham intorno alle sette di mattina. In uno spiazzo, recintato con dei paletti di legno, sono state costruite dodici san phra phum, le case degli spiriti. Servono per ospitare tutti quei fantasmi che, per la credenza, vegliano e offrono la loro difesa a tutti gli abitanti della zona. Secondo il mito, infatti, oltre a Pu Sae e Ya Sae, la popolazione locale crede che siano diversi gli spiriti che proteggono Mae Hia. Tra questi troviamo quelli di Arak, Thorani Chao Ti, Kumphan, Khunluang Wilanka, Khun Saen Tong, Pu Cham, Ya Cham e Suthep Ruessi. Ognuno di loro offre una protezione differente.

Al centro del piazzale, coperto con delle foglie di banano, il bufalo, ucciso con un altro rituale la notte precedente, è pronto per essere dato in offerta. La celebrazione vera e propria inizia alle 10.19, un orario scelto appositamente, secondo alcuni calcoli impossibili da comprendere per noi occidentali. Qui in Thailandia, invece, la numerologia è parte molto importante della cultura e condiziona diversi aspetti della vita quotidiana.

Prima dell'inizio del rituale, i monaci pregano. In nove, seduti fuori a dove si tiene il sacrificio animista, cantano i mantra, un'espressione sacra che può corrispondere a una formula mistica o magica, a una pratica meditativa e religiosa. Mentre un'immagine del Budda, raffigurato insieme ai suoi due discepoli Sariputra e Moggallana, si innalza da un ramo di un grande albero. In sottofondo il rullo dei tamburi è incessante e tutti i presenti sono raccolti in preghiera. Un anziano invoca gli spiriti dei due giganti, ricordando loro dell'antico patto: «Oh bufalo, sei stato sacrificato per noi, per il nostro bene, come offerta per non essere mangiati. Ogni anno la tradizione dice che dobbiamo fare un sacrificio, quest'anno tocca a te. Per Mae Hia e per tutta Chiang Mai. Quest'anno, questo mese, oggi, ora, vengono a prenderti come offerta». E poi ripete, ancora: «Ogni anno, in questo mese, oggi, siamo qui...». Tutto intorno c'è silenzio.

Ma Jeenarat, il Mo Phi, che letteralmente significa «dottore dei fantasmi» e che possiamo tradurre con il termine di sciamano, è la persona che è stata scelta per il rituale di quest'anno. Sarà lui che si farà impossessare dagli spiriti di Pu Sae e Ya Sae per essere il tramite e compiere la donazione.

La preparazione per farsi impossessare dura diverso tempo. Ma Jeenarat, seduto in una piccola capanna appena fuori dalla parte recintata, mastica delle particolari erbe e beve Sang Som, un rum locale. Si alza di scatto, per poi buttarsi a terra poco dopo. Alcune persone sono con lui per sostenerlo, mentre vengono accesi incensi e candele.

Quando lo sciamano è pronto, inizia il vero e proprio rituale. Sempre accompagnato da due uomini, il Mo Phi viene portato all'interno dello spiazzo dove giace il bufalo. È in profonda trance. Sotto gli occhi di tutti, si posiziona sopra all'animale, inizia a parlarci e a toccarlo. Subito dopo strappa dei pezzi di carne cruda e li mangia. Prosegue bevendo il sangue e parlando ancora. Le parole sono incomprensibili.

La gente presente, tutta vestita con gli abiti tradizionali Lanna, l'antico regno del nord della Thailandia, osserva attentamente quello che sta accadendo. I vecchi contadini restano più in disparte, ci credono e vogliono che il sacrificio avvenga secondo la tradizione ancestrale e che possa così soddisfare i due giganti. Nella società thai, infatti, gli spiriti sono molto rispettati e, allo stesso tempo, molto temuti.

I Phi, che possono essere sia malvagi e sia buoni, sono entità di persone defunte, o delle personificazioni di oggetti e della natura, tutti collegati alla cultura animista locale. Qui si crede che alcune persone che abbiano avuto una morte inaspettata e molto rapida, potrebbero diventare degli spiriti cattivi e che le loro anime non si rendano conto di non far più parte del corpo e così continuino a vagare nel mondo degli umani. Altri Phi, quelli accusati ingiustamente di qualcosa quando erano in vita, si rifiutano di rinascere per vendicarsi del torto subito. Nella credenza buddista tutti si reincarnano secondo i meriti che si sono guadagnati durante la vita precedente. Uno di quelli considerati più maligni è il Phi Tai Hong, lo spirito di una persona morta in maniera molto cruenta. Proprio per questo si crede che continui a vagare per portare violenza. Questi fantasmi si trovano soprattutto nelle vicinanze dei cimiteri, nelle foreste, in montagna, nei laghi o pozzi - dove probabilmente sono morti affogati - e in altri luoghi oscuri.

Dopo una mezz'ora lo sciamano sembra tornare in sé. Il rituale è finito. Anche quest'anno l'offerta promessa è stata fatta, con la speranza degli abitanti di Mae Hia che i giganti Pu Sae e Ya Sae mantengano la parola data e non tornino alle loro vecchie abitudini.