Riuscirà il maggioritario inglese a reggere l'urto del referendum?

Domani i sudditi di Sua Maestà sono chiamati alle urne per il referendum sulla legge elettorale. Se passa il sì i collegi resteranno uninominali ma gli elettori dovranno esprimere un ordine di preferenza (meccanismo del voto alternativo). I sondaggi danno in testa il "no", sostenuto dai Conservatori del premier Cameron. 

Londra - Archiviata la "sbornia" del matrimonio tra William e Kate i cittadini britannici ora se la vedranno con un referendum. In ballo c'è la sorte del sistema elettorale, quel maggioritario uninominale che da decenni è il simbolo del bipartitismo inglese. Entrato in crisi dopo le ultime politiche, che hanno sancito un "governo di coalizione" tra Conservatori e Liberaldemocratici dopo tredici lunghi anni di dominio laburista. L'appuntamento è per domani, giovedi 5 maggio. I sudditi di Sua Maestà dovranno decidere se abbandonare la legge attuale per adottare un sistema di "voto alternativo". In ballo non c'è non solo un tecnicismo ma il futuro assetto politico del Regno Unito. Se dovessero vincere i sì il "voto alternativo" sostituirebbe l’attuale sistema maggioritario a turno unico. Salvo sorprese dell'ultima ora è prevista una forte astensione. La campagna elettorale - e di conseguenza il dibattito nel Paese - è stata quasi del tutto assente. A conferma del fatto che il tema interessa poco i cittadini.

Sondaggi: in testa il no L’ultimo sondaggio diffuso alla vigilia del voto vede i "no" saldamente in testa col 66% contro il 34% dei sì. Resta da capire come sarà l’affluenza (i chiamati alle urne sono 46 milioni circa).

I meccanismi di voto Con il "voto alternativo" l’elettore assegna il numero "1" al candidato preferito, il "2" alla sua seconda scelta e così via. Se nessuno dei candidati riesce ad avere la maggioranza dei voti si ripartiscono i voti del candidato che ha ottenuto meno consensi e si continua così fino a quando qualcuno non raccoglie la maggioranza assoluta.

Elettori indifferenti Il quesito referendario ha suscitato poco entusiasmo nell’opinione pubblica e anche la campagna elettorale è stata decisamente sotto tono. Contrari i conservatori e tiepidamente favorevoli i laburisti (molti esponenti del partito sono apertamente schierati contro). A tenere al voto alternativo è, a conti fatti, solo il partito Liberalemocratico di Nick Clegg, che proprio alla riforma elettorale aveva legato l'ingresso del proprio partito nel governo. I conservatori fanno campagna per il "no" sia per ragioni ideologiche che per mera convenienza. Libdem e laburisti teoricamente dovrebbe essere più inclini al cambiamento. Ma molti laburisti pur di punire Clegg per essere andato al governo con i Tory sono pronti a votare anche loro per il "no". E il tatticismo prevale sulle idee.

Troppa confusione La campagna elettorale è stata deludente. Un'occasione persa per chi sperava di riavvicinare la politica ai cittadini. Forse, però, il meccanismo proposto era troppo complicato. Talmente complicato da rendere difficile una sintesi. Ed è proprio per questo che i partiti hanno preferito scagliarsi l'uno contro l'altro con accuse pretestuose e argomentazioni palesemente false, non aiutando la comprensione della posta in gioco. Davvero un'occasione persa per gli inglesi.