Rivelazioni

da Madrid

«Operation Mincemeat swallowed whole». Operazione CarneMacinata bevuta completamente. Con questo laconico - e criptato - messaggio il capo dello spionaggio britannico in Spagna, Alan Hillgarth, dava notizia nel maggio 1943 a Churchill che la più importante, incredibile e bizzarra operazione di depistaggio realizzata dagli inglesi a danno dell’Asse era andata a buon fine. I tedeschi se l’erano bevuta, e grazie a questo gli alleati sarebbero sbarcati in Sicilia senza quasi trovare resistenza.
L’operazione «CarneMacinata» consisteva infatti nel far credere a Hitler che gli alleati non sarebbero sbarcati dove tutti li aspettavano, la Sicilia, ma avrebbero raggiunto terra in Sardegna ed in Grecia, due obiettivi chiaramente poco strategici. Un nuovo libro del britannico Ben Macintyre intitolato Operation Mincemeat (Bloomsbury, 17 sterline) che ha svolto ricerche assieme allo spagnolo Julio Martin Alarcón, svela ora alcuni dei misteri che circondano ancora la storia - già raccontata negli anni ’50 nel libro e nel film The man who never was - e spiegano come per poco l’operazione non fallì proprio nella Spagna franchista. Ma iniziamo dall’Inghilterra, dove due giovani ufficiali, Ewen Montagu e Charles Cholmondeley, ebbero la brillante idea di usare un cadavere per l’inganno che favorì lo sbarco. Per l’occasione si scelse il corpo di un mendicante gallese di 34 anni, Glyndwr Michael, morto dopo un’overdose di ratticida. Il veleno aveva infatti gonfiato i suoi polmoni proprio come succede a chi affoga. Gli inglesi lo crioconservarono per mesi mentre gli costruivano un’identità fittizia. Quando tutto fu pronto, il corpo vestito da ufficiale della Raf, con passaporto britannico a nome William Martin, venne caricato su un sommergibile e trasportato fino alla costa atlantica della Spagna. Lì venne abbandonato alla deriva con una 24 ore e 3 lettere dirette a ufficiali alleati con i dettagli del finto sbarco.
I nuovi studi hanno svelato che il piano fu sul punto di fallire quando venne identificato il corpo, perché il medico forense spagnolo, esperto di naufragi, non si spiegava come il corpo non fosse stato mangiucchiato dai pesci. Superato questo scoglio per la foga delle autorità spagnole di mettere le mani sui documenti, si scoprì che questi erano caduti in mano alla marina, più vicina agli Alleati che all’Asse, e che questa voleva riconsegnarli all’Inghilterra. Furono allora gli stessi servizi inglesi in Spagna a riuscire a far arrivare le lettere fino al comando della Dirección General de Seguridad (Dgs) di Madrid senza destare sospetti. Una volta lì, le esperte mani della Dgs riuscirono a farne copie. Queste partirono subito verso la Germania e finirono sul tavolo di Hitler, mentre gli originali richiusi furono restituiti a Londra. Lì Montagu e Cholmondeley ebbero la prova del nove. Aprendo le lettere videro che erano sparite dai bordi incollati alcune ciglia umane che avevano lasciato come segno. Le lettere erano state aperte. Anche se non poterono saperlo sino all’inizio dell’operazione Husky (lo sbarco in Sicilia), Hitler aveva creduto al messaggio falso portato dall’uomo «che non fu mai».
Sulla sua tomba di Huelva, in Andalusia ancor oggi si legge: «qui giace Glyndwr Micheal, che servì come maggiore William Martin dei Royal Marines».