Il «rivoluzionario» Bruggen incontra Mozart

Il maestro olandese dirige l’orchestra di S. Cecilia. In programma il Concerto per 2 pianoforti con Ballista e Canino

Pietro Acquafredda

Frans Bruggen, chi non lo conosce? Certamente lo conoscono tutti quei giovani degli anni Settanta-Ottanta che si fecero coinvolgere dal grande movimento di riscoperta del Barocco, considerato una specie di ’68 della musica classica. Cosa c’era di tanto rivoluzionario in quel movimento? Nell’eseguire autori e musiche del Sei-Settecento si cominciò a far tesoro delle indicazioni dei trattati musicali dissepolti, ci si cimentò nella ricostruzione della prassi esecutiva dell’epoca barocca, adeguandovi l’uso degli strumenti. E noi scoprimmo uno stile esecutivo nuovissimo e sconosciuto, come anche colori orchestrali di cui si era persa completamente traccia. Fu un periodo di grande fermento, forse ci fu addirittura una infatuazione «barocca»; ma molte di quelle conquiste si riversarono nella vita musicale cambiandone definitivamente alcuni connotati. E per questo Bach, Haendel, Haydn, ma anche Mozart, non si eseguirono più alla stessa maniera.
Frans Bruggen, che di quella rivoluzione musicale è stato un conosciuto e apprezzato portabandiera, dalla nativa Olanda - Paese all’avanguardia in questo campo - per tanti anni ha girato il mondo con la sua valigia zeppa di flauti «dolci» a incantare le folle.
All’inizio degli anni Ottanta decise di limitare la sua attività di pifferaio «antico» e fondò un’orchestra, l’Orchestra del XVIII secolo, con la quale diede il via a programmi di interpretazione sempre più interessanti, e di sempre più vasti orizzonti temporali e storici, al punto che proprio qualche giorno fa ha terminato, in Polonia, l’esecuzione integrale di tutte e nove le Sinfonie di Beethoven - curioso, no: un suono «antico» per il modernissimo Beethoven! - con la medesima orchestra.
Al suo debutto sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia ci propone Mozart, non preoccupato dal trovarsi sul podio di un’orchestra «normale» come è quella dell’Accademia, perché oggi, anche le orchestre cosiddette normali, di dimensioni sinfoniche o cameristiche, non sono a digiuno delle conquiste della rivoluzione barocca e, nei limiti della specifica configurazione strumentale, ne fanno tesoro.
A Bruggen si unirà un duo pianistico formatosi alcuni decenni fa e tuttora inossidabile, Bruno Canino e Antonio Ballista, nell’esecuzione dell’unico Concerto per due pianoforti e orchestra (K. 365) di Mozart, seguito dalla Sinfonia in re maggiore ( K. 297), detta «Parigi», perché legata al suo terzo viaggio nella metropoli francese, e «parigina» per stile, organico e dimensioni.
Ma il concerto si aprirà con l’ouverture dall’Idomeneo, re di Creta K. 366, titolo d’opera che l’orchestra ceciliana ha eseguito due anni fa in apertura di stagione con la direzione di Chung; e che, il prossimo 7 dicembre, inaugurerà la stagione della Scala.
Il concerto (replica domani) sarà preceduto (ore 20.30) da una presentazione di Philippe Daverio ( oggi) e Gianni Amelio (domani), e avrà inizio alle 21. Info: 06.8082058. Biglietti: 9 euro (interi); 5 euro (ridotti).