«Dalla rivoluzione green già tre milioni di posti»

Il ministro dell'Ambiente: «Imprese più competitive se investono in questo settore»

Gian Maria De Francesco

«Il carbone e il petrolio sono il passato». Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ne è convinto: bisogna preparare il futuro. Porre le basi di un'economia «che consuma meno materie e produce meno rifiuti» è stato il tema del G7 dell'Ambiente di Bologna, un vertice preceduto e accompagnato dagli eventi di #All4thegreen.

Ministro Galletti, è meglio proseguire sulla strada degli accordi Cop21 o privilegiare la salvaguardia dei posti di lavoro se dovessero verificarsi fenomeni di dumping ambientale come temuto dal presidente Trump?

«Per l'Europa e l'Italia il problema non si pone. La green economy contribuisce per il 13% del Pil nazionale e a oggi il 66% delle nuove assunzioni in progettazione e ricerca è verde. Le imprese che investono in questo settore sono più competitive, innovative, fanno più utili e hanno maggiori prospettive di incremento occupazionale. La rivoluzione green nelle nostre imprese è già iniziata. In Italia, infatti, negli ultimi sei anni su 385mila aziende, il 26% ha investito in tecnologia verde creando 3 milioni di posti di lavoro».

La Cina e, in modo un po' meno convinto, la Russia hanno sostenuto la validità degli accordi di dicembre 2015. Come si prosegue senza gli Stati Uniti?

«Non si può tornare indietro. Sarebbe come decidere che abbandoniamo le macchine per tornare alle carrozze. Il petrolio e il carbone sono i combustibili dell'800 e del '900. Esistono in quantità limitata, inquinano, non sono disponibili per tutti, richiedono grandi impianti di trasformazione e grandi oleodotti per il trasferimento. Noi guardiamo avanti, alla green economy. Certo la decisione degli Stati Uniti è un macigno sull'accordo, gli Usa rappresentano più del 50% delle emissioni di CO2 dei Paesi G7. La collaborazione è l'unica strada possibile».

In cosa consiste il Piano Marshall ambientale europeo per l'Africa da lei invocato?

«Vogliamo favorire una crescita economica sostenibile dell'area subsahariana, con conseguenti effetti positivi anche sul piano occupazionale e sul contenimento delle migrazioni. Va messo in campo un New Deal ambientale basato sul taglio dei sussidi dannosi per l'ambiente e la riallocazione degli sgravi su investimenti sostenibili».

Come si può promuovere un New Deal ambientale compatibile con il rigore di bilancio promosso dall'Ue?

«Il G7 dell'Ambiente è stata l'occasione per lanciare alcune proposte di taglio economico e fiscale. Questa rivoluzione industriale ecologica va accompagnata con azioni di stimolo che rendano conveniente il cambiamento».

Lei ha proposto un taglio del cuneo fiscale premiale per i green job. È realizzabile?

«Per portare avanti questo cambiamento è fondamentale la collaborazione tra il ministero dello Sviluppo economico e il inistero dell'Ambiente prevedendo una decarbonizzazione dell'economia da qui alla fine del secolo. La sinergia tra forze politiche è indispensabile perché energia e ambiente condizionano tutti i settori e coinvolgono tutte le amministrazioni».

#All4TheGreen ha ribadito per dirla con le sue parole il ruolo dell'Italia come «superpotenza della biodiversità». Come possono istituzioni e imprese collaborare per valorizzare questo unicum?

«#All4thegreen è stata una manifestazione che ha portato aziende cittadini e istituzioni a confrontarsi sulla rivoluzione industriale ecologica in atto. Abbiamo lanciato le basi per poter effettuare azioni di stimolo che rendano conveniente il cambiamento anche da un punto di vista imprenditoriale. Tutto ciò sarà reso possibile solo con una grande alleanza tra istituzioni, mondo produttivo e impegno civile».