Rocca choc: «Potrei gareggiare per la Svizzera»

«Sono nato a Coira, loro sperano ancora. Ma sono troppo italiano»

Maria Rosa Quario

da Solden

Fare un’intervista a Giorgio Rocca ha lo stesso potere rilassante di una seduta dal massaggiatore. A volte ti verrebbe voglia di dirgli dài, vai più veloce per favore, pensa di essere fra le porte dello slalom. Dalla sua bocca escono poche, ma belle parole. E quando non c’è ressa attorno, quando hai la fortuna di avere davanti tutto il tempo che vuoi, allora ti senti fortunato di conoscere e frequentare un campione come ce ne sono pochi in giro. Ieri, vigilia di una stagione già segnata dalle assurde dichiarazioni sul doping del numero uno mondiale Bode Miller, Giorgio ha voluto per un attimo invertire le parti. La prima domanda l’ha fatta lui. «Ma è proprio vero che Bode ha confermato tutto?». È vero.
«Sono esterrefatto, mi è caduto un mito, pensavo fosse un ragazzo davvero forte mentalmente, ma mi ero sbagliato. Come possiamo dare quest’immagine di noi? Come possiamo pensare di promuovere lo sport se il numero uno mondiale dice certe cose? Che esempio diamo ai bambini, alla gente che ci segue? Sapere che Miller pensa certe cose mi fa solo arrabbiare. Spero che rifletta su quello che ha detto e chieda scusa a tutto il mondo».
Da domani sarà un avversario, il favorito del primo gigante, che non è proprio la specialità di Giorgio Rocca.
«No, ma è quella che mi diverte di più ora che finalmente mi sento a posto tecnicamente e posso pensare a sciare in modo naturale».
Sarà una stagione importante, con i Giochi olimpici in casa.
«So di avere una grande occasione, sono al culmine della mia carriera, già partecipare sarà una cosa bellissima, arrivarci con la giusta tranquillità, magari con qualche vittoria in tasca sarà ancora meglio. Quest’anno mi sono preparato bene, non ho avuto acciacchi, ho fatto il massimo per ottenere il massimo».
Che sarebbe?
«Molti mi hanno definito lo slalomista più forte della scorsa stagione, ma a casa mia la coppa del mondo non è mai arrivata, quindi significa che qualcosa non ha funzionato. Voglio migliorare laddove un anno fa ho sbagliato. In estate ho lavorato molto sulla qualità tecnica del mio slalom».
La federazione è senza soldi, il futuro pare fosco per lo sci italiano.
«Per me è andato tutto benissimo, la programmazione fatta in primavera è stata rispettata a meraviglia, nessuno del mio staff si è mai lamentato per gli stipendi che tardano ad arrivare, forse le motivazioni sono più forti di tutto il resto. Certo, c’è paura per il dopo Torino, ma io adesso devo vivere il presente e pensare egoisticamente alla mia carriera, poi si vedrà. Caso mai, gli svizzeri mi aspettano sempre a braccia aperte».
Ha avuto davvero proposte, vista la nascita a Coira, nel cantone dei Grigioni, e il doppio passaporto?
«Sì, ma scherzavo, non cambierei mai bandiera, mi sento molto italiano e sono felice di esserlo».
Quindi suo figlio nascerà in Italia.
«Sì, il 13 dicembre, se tutto andrà come deve. È una bella novità, non proprio programmata per quella data, ma nella vita non si può prevedere tutto. Finita la stagione mi sono rilassato ed è successo, ma per fortuna ho una moglie forte che non patisce la mia lontananza; gli amici e i miei mi hanno già tranquillizzato, se sarò via da casa le staranno vicino. A me invece piacerebbe dedicare a Giacomo una bella vittoria in Italia. Se non quella di Campiglio proprio alla vigilia della sua nascita, magari una ancora più importante, a fine febbraio».