Rocca Priora, il paese dei narcisi

Loredana Gelli

Pronti a gustare lo «scottone» nella città del ghiaccio e del profumato narciso. Rocca Priora, il paese più alto e fresco dei Castelli Romani, con i suoi 768 metri sul livello del mare, ci invita a contrastare i rigori dell’inverno con una specialità locale: la ricotta bollente, scottante, appunto (da qui il nome della sagra).
Alle prime ore dell’alba di domani, il latte fresco (oltre 500 litri), munto dalle pecore che vivono allo stato brado nei pascoli del Tuscolo e dei Pratoni del Vivaro, viene posto in appositi recipienti e portato a ebollizione due volte fino a formare della tenera e semiliquida ricotta da offrire, fumante, in tipiche ciotole di coccio accompagnata con pane di granoturco condito con uvetta. Ad organizzarla, la Confraternita di Sant’Antonio Abate che, da qualche anno, ha riproposto un’antica usanza risalente a oltre un secolo e mezzo fa. La fase religiosa della festa prevede la processione con l’immagine del Santo, trasportata, sulle note della banda cittadina, nella casa del nuovo «festaiolo», colui che conserverà la statua fino al prossimo anno. Il paese era già noto ai tempi dell’Impero Romano perché riforniva di ghiaccio tutta la vicina Roma. Le abbondanti nevicate invernali, infatti, riempivano le cantine del paese trasformandole in ghiacciaie. La neve veniva stipata e compressa in grossi pozzi che, opportunamente ricoperti con fieno, costituivano per tutta la stagione estiva preziosi serbatoi di ghiaccio, fonte di reddito per gli abitanti. Il ghiaccio, a blocchi, veniva gradualmente trasportato con dei carretti nella Capitale e venduto alle famiglie benestanti. Non è un caso, infatti, che venne costruito un Santuario, proprio in onore della Madonna della Neve. Sorta sulle ceneri della città latina Corbio, Rocca Priora, dopo un periodo di declino, riacquistò importanza nel medioevo e divenne la rocca più ambita del territorio. A testimonianza dell’epoca restano qua e là alcuni esempi come i torrioni e la porta del castello con lo stemma dei Savelli e il medievale centro storico che ha conservato il suo originario assetto urbanistico. Alla fine dell’XI secolo, Rocca Priora diventa un castrum ben organizzato dipendente dalla famosa famiglia feudataria dei Conti del Tuscolo. A questi subentrò la famiglia degli Annibaldi quando Annibale degli Annibaldi sposò la figlia di Agapito, Conte di Tuscolo. Per alcuni storici fu il tribuno Cola di Rienzo a radere al suolo il paese. Il borgo venne ricostruito dalla famiglia dei Savelli ai quali si deve anche la realizzazione di importanti edifici: il Palazzo Baronale, il monumento più grandioso ristrutturato ad opera dell’architetto Conte Francesco Vespignani, la Chiesa dell’Assunta, le fortificazioni murarie e la porta principale. L’attuale maniero, ricostruito in stile XV secolo, si affaccia sul Belvedere dove lo sguardo spazia sulla vasta vallata sottostante dalla quale si possono scorgere il gruppo di Monte Gennaro, Palombara Sabina, la catena dei Monti Tiburtini e Prenestini, i monti Ernici, l’antica valle del fiume Sacco e, nei giorni particolarmente nitidi, anche il monte Circeo. Una delle attività di un tempo era la commercializzazione del narciso fiore che si teme a rischio d’estinzione e che cresce spontaneamente, a maggio, nella valle della Doganella. A questo stesso fiore si è ispirato lo scultore Robazza nella realizzazione della statua di Narciso, posta all’ingresso del paese. Ora, ad attrarre i visitatori sono soprattutto i boschi, con i bellissimi itinerari da scoprire a piedi o a cavallo, le verdi vallate e, anche, la buona tavola.
Tipiche tappe della gita a Rocca Priora sono la trattoria «Da Raimondo» (06.9406190) dove si possono gustare le «cellette», pasta lunga di acqua e farina, una sorta di strozzapreti che, generalmente, vengono condite con sugo di pomodoro piccante e tonno e «La Sora Rosa» (06.9470799) specializzata in arrosti di abbacchio, rigorosamente locale, fettuccine ai porcini, stuzzichini a base di pecorino, caciotta e insalata di ovuli.