«Roi Michel», la grandeur non tramonta mai

I l cinquantenne sta a Marrakech. Ha scelto il Marocco per festeggiare il compleanno della svolta. Si dice così quando un uomo entra nel gruppo dei prepensionati. Michel Platini non è affatto di quest’ultima tribù e gli anni gli scivolano via, perché se le manettes de l’amour sono quelle che sono, la sua testa è fresca, molto più fresca e libera di alcuni giovani rampanti o sedicenti gentiluomini che si aggirano nel mondo del calcio. Platini aveva amici ed estimatori ovunque, a Milano e a Londra, a Rio e a Mosca, quando giocava a pallone. Anche dopo il suo ritiro, anno 1987, l’altro secolo, par bleu, sembra ieri. Era gradito il suo pensare e il suo dire guascone, garbava la sua frequentazione degli Agnelli, era utile far sapere di essere suo conoscente, nella speranza di essere ri-conosciuti anche dal Gianni e dall’Umberto. Oggi le cose stanno diversamente. Gli amici sono rimasti tali, nemmeno pochi e comunque buoni, gli estimatori, invece, hanno preso da lui le distanze, perché gli Agnelli non ci sono più e Michel Platini è diventato un personaggio scomodo per chi ha fatto del football un business e basta, per chi ama questo sport come un protettore sa amare una prostituta. La qual cosa non turba un nanosecondo il cinquantenne che riesce a vivere d’altro, non avendo bisogno di far carriera politica, non sentendo la necessità di andare a corte per essere rispettato, non dovendo far cassa per frequentare il vippaio.
Eppure il fenomeno resiste, le videocassette e i dvd dei suoi gol, con la maglia della Juventus o della nazionale, hanno riempito le edicole (ma lui non ne sapeva nulla e la cosa non gli è piaciuta, ci risiamo con i protettori di cui sopra), la sua immagine è forte fuori dalla Francia, le sue ambizioni di una carica presidenziale all’Uefa hanno trovato ostacoli in Germania, ma anche in Italia. Le sue parole contro i grandi club hanno provocato allergie, contro le sue idee romantiche sul mondo football è stata allestita una barriera folta e robusta. Sapete che il cinquantenne è abituato ad aggirare l’ostacolo, si è allenato e anche in politica sa benissimo come calciare il pallone sulla testa di lor signori. Chi oggi gli fa la guerra sotterranea non sa che forse domani potrebbe trovarselo vicino di casa e avversario in Italia. Basta riflettere, basta osservare quello che sta accadendo a Torino per capire, sempre che si abbia voglia di intendere. Ma questi sono dettagli, in verità il calcio ha ancora bisogno di Maradona e di Platini, di Van Basten e di Pelè, di Cruyff e di Di Stefano, soprattutto perché loro sono stati il calcio e non certi contemporanei discotecanti, palestrati e ignoranti. A Marrakech oggi è festa, non di popolo, ma di famiglia, discreta, a margine, da sempre. Champagne, ovviamente, con il pensiero nostalgico agli gnocchi e alla mozzarella. Ogni tanto Michel torna Michele e Platinì si pronuncia Platìni, da Agrate Conturbia, capitale della Lorena. Bon anniversaire, pardon, scusa, buon compleanno.

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