A Roma e nel Lazio record di denunce per atti di bullismo

Questa volta si è arrivati all’arresto del bullo di turno. Anche se solo quattordicenne. E i compagni di scorribande si sono salvati soltanto perché ancora non imputabili. Ma anche senza arrivare a bruciare i capelli di un compagno di scuola o a spegnergli sulle braccia le sigarette accese, nel Lazio gli episodi di bullismo nelle scuole sono in preoccupante aumento. La nostra regione, infatti, si inserisce tra quelle ad alto rischio di devianza minorile. I dati del Codici, Coordinamento dei diritti dei cittadini, dimostrano che nel Lazio l’indice di denunce sulla popolazione minorenne è superiore alla media nazionale (24,2 denunce ogni 10mila minori contro le 19,6 italiane). Un indice che raggiunge il valore più elevato a Roma (28,7 denunce ogni 10mila minori) seguita da Viterbo (20,6). L’anno scorso il Codici aveva avviato un’azione di monitoraggio intervenendo proprio nella Tuscia. «È innegabile - sostiene il Codici - la copiosità e la frequenza con cui si susseguono atti di bullismo nella provincia laziale». «Quello del bullismo - spiega il coordinamento dei cittadini - è un fenomeno sociale che si manifesta in diverse forme: da quelle verbali a quelle fisiche, sessuali e psicologiche. L’obiettivo del bullo è quello di danneggiare la vittima con prepotenze dirette o attraverso la diffusione di calunnie e pettegolezzi sul suo conto. Oggi si parla anche di “cyberbullyng”, ovvero ingiustizie e sopraffazioni veicolate attraverso i new media (sms, foto, o video clip, e-mail, chat, etc...), protagonisti indiscussi delle ultime vicende inerenti il fenomeno». Dopo l’ultimo fatto di cronaca, il Codici invita il nuovo ministro della Pubblica Istruzione a continuare il lavoro avviato nelle scuole dal vecchio governo «al fine di sostenere e tutelare le vittime del bullismo anche con l’ausilio e il sostegno delle associazioni sensibili al fenomeno».
Il Codici ha inoltre attivato uno sportello a sostegno delle vittime del bullismo e organizzato una serie di incontri con gli alunni delle scuole. Molti di questi appuntamenti si sono tenuti proprio negli istituti del Viterbese. Agli sportelli dell’associazione arrivano almeno dieci telefonate al giorno, il 75 per cento delle quali da familiari ed educatori, mentre solo il 15 per cento dagli studenti stessi. Dai contatti del Codici emerge che ad essere coinvolti in atti di bullismo sono specialmente gli alunni delle scuole secondarie e superiori, in particolare gli istituti tecnici e professionali. «L’elemento preoccupante - sostiene il Codici - è che gli atti di violenza raggiungono spesso una dimensione tale da essere penalmente perseguibili, mentre la matrice di tali atteggiamenti sembra essere, in primis, quella della non accettazione delle diversità (sessuale, handicap, colore della pelle).
Anche il neuropsichiatra infantile dell’università di Pisa Filippo Muratori concorda con le stime del Codici. «I disturbi della condotta e della personalità - osserva - spesso “anticamera” per comportamenti più gravi e aggressivi come quelli riconducibili al bullismo, sono in crescita e riguardano oggi circa il 3-4 per cento dei ragazzi». L’esperto rivela che sono sempre di più i genitori che si rivolgono allo psichiatra per chiedere consigli sui comportamenti da “bullo” dei figli. «Un dato significativo - conclude - che indica come il fenomeno sia riconosciuto dai genitori e venga sempre più spesso allo scoperto. Il problema, però, è che il più delle volte si aspetta che la situazione raggiunga livelli estremi prima di chiedere un aiuto, mentre la parola d’ordine, per la scuola così come per la famiglia, dovrebbe essere “prevenzione”».