Roma, in testa solo Manchester Spalletti: «Offeso dal Catania»

Il tecnico salva Dida: «Gestisce bene i suoi momenti duri»

da Roma

Obbiettivo Old Trafford. La truppa giallorossa sbarca a Lecce con un look nuovo, lascia a casa Totti e Taddei ed alza il sipario su un turn over studiato nei minimi particolari. Lunedì si vola in Inghilterra, nella terra dei Red Devils. Contro il Catania, dunque, sul neutro di Via del Mare rigorosamente a porte chiuse, spazio alle seconde linee. Fari accesi su Tavano, Ferrari, Wilhelmsson, e sul ritrovato eroe dell’Olimpico Vucinic: bomber di casa in terra salentina. «Cambierò abbastanza – conferma l’allenatore - perché le partite sono vicine, non si recupera e lo stress è determinante». Spalletti lancia sul palcoscenico pugliese attori in cerca di affermazione. Al varco il Catania e la sua recente storia. Le polemiche isolane, maturate sulla scia del 7-0 dell’andata e del «chiacchierato» saluto finale rivolto dal tecnico capitolino agli avversari, sono ormai stampate nella mente.
«Ci sono rimasto male per le offese ricevute – ricorda - e sarà la carriera a confermare o smentire il rispetto e l’etica di ognuno di noi». Una frecciata in punta di lingua per poi tornare a parlare di calcio. Prima il Catania e poi il Manchester. Evitando inutili cali di tensione. «Già – afferma - perché gare come quella di mercoledì creano stress e dopo averle disputate si subisce un rilassamento. Occorre ritrovare gli stimoli, da professionisti e campioni».
Un match, quello con gli inglesi, ad alta tensione. Specialmente sulle gradinate. «Ogni comportamento violento, qualsiasi atteggiamento sbagliato dei nostri tifosi, è paragonabile ad una picconata su tutto quello che abbiamo costruito insieme. Bisogna stare attenti, perdere gli equilibri può diventare facile. È un po’ quello che è successo al Catania, in seguito all’episodio che ha vissuto. In tre anni, ha costruito una realtà importante, salendo dalla C alla A. Quello che è successo, avrebbe creato turbative a qualsiasi altra società». Analisi lucida. Ma la gara chiama a gran voce e la Roma, sia pur imbottita di «rincalzi», ha tutte le intenzioni di sfatare un tabù che non le consente di vincere in trasferta dal 20 dicembre dello scorso anno, 1-2 in casa del Torino. La ricetta: non subire l’effetto Manchester e salvaguardare le gambe.