Rosolino manca il podio Phelps, che figuraccia

È quarto nei 400 senza Phelps, eliminato in batteria. Domina Hackett Flop della 4x100: fuori dalla finale

Riccardo Signori

Medaglia di legno, la peggior soddisfazione possibile. Max Rosolino è la medaglia di legno dei 400 stile libero, la gara a cui chiedere una risposta al suo futuro. Stavolta non c’era Thorpe cui incollarsi ai piedi, non c’era Michelone Phelps, uno che ieri ha bucato il salvagente, c’era Grant Hackett, il Belloni d’Australia, che finalmente si è tolto dalla scia della torpedine ed ha fatto gara solitaria e da campione fino alla fine (3’42“91). Primo Hackett, eppoi dietro il russo Prilukov e il tunisino Mellouli. Rosolino quarto, dopo essersi tolto la sodisfazione in batteria di veder scivolare in fondo al gruppo Michelone Phelps, ma incapace di trovare quel guizzo in più che l’avrebbe portato alla medaglia. Dispiacere, delusione, ieri c’era tutto nella faccia del napoletano che ha saputo fare mea culpa. «Qualcosa non ha funzionato. Il riscontro del cronometro doveva essere migliore. Sono deluso, ma non mi abbatto. Sono pronto a ricominciare». Dichiarazione di guerra al mondo, forse confortato dal fatto che ogni tanto anche i cannibali bucano il salvagente. E vanno giù senza fermarsi mai. Ieri Michael Phelps ha bevuto ancora. Non whisky, ma acqua clorata. Sapore amarissimo, quasi da svenire.
Nella vasca del Parc Jean Drapeau si è fermato al diciottesimo tempo (3’50“53) globale delle elminatorie dei 400 stile libero, settimo nella sua batteria vinta da Rosolino. Sembra la storia di un altro nuoto. Ma come? Il nuovo superman americano non doveva mangiare tutti, vincere otto gare, provare l’impossibilità di essere normale? Invece no. Phelps si è ritrovato nuotatore con le braccia di piombo Il tonfo è stato spettacolare. Fuori dalla prima finale. Risultato significativo e simbolico, dimostrazione che anche nel nuoto i tuttologi non esistono, la specializzazione è necessaria.
Phelps stavolta si è portato dietro la claque, composta dalla fidanzata e dal resto del gruppo di famiglia, situazione personale quanto mai dolce o addolcita. Qualcuno ha pensato che tanta serenità non faccia bene ai cannibali. Ma perfino Phelps non ha saputo spiegarsi simile flop. «Sono sorpreso, stavo bene nel riscaldamento. Poi, in gara, non sono stato io». Vero, c’era la sua controfigura che, per assurdo, ha messo nell’imbarazzo perfino Rosolino, partito spalla a spalla con l’americano per rendersi conto, un po’ troppo tardi, che non era quello l’avversario che lo poteva aiutare ad ottenere un buon crono. Rosolino è entrato in finale con il settimo tempo (3’48“93), vincendo la batteria. Phelps se n’è rimasto in tribuna, sconsolato. «Certo questo non è stato il modo migliore per presentarsi ai mondiali. Sono abbastanza deluso», ha raccontato cercando un minimo di autoironia. «Ma ora è meglio guardare avanti». Oggi gli toccherà la batteria dei 200 stile libero, più o meno lo stesso gruppo di famiglia del nuoto a tagliargli la strada. Ancora Rosolino, ma stavolta in compagnia di Magnini.
Ma ieri nella giornata in cui i giganti si sono fatti subito avanti (Roland Schoeman, sudafricano classe 1980, ha pescato il record del mondo dei 50 farfalla, 23“01, con una gara prepotente) è stato appuntamento nero per il nuoto azzurro: Emiliano Brembilla ha infilato la solita toppata, perdendo per 34 centesimi il posto per la finale dei 400 sl., Ambra Migliori (10° tempo) non si è infilata nella finale dei 100 farfalla, la staffetta maschile 4x100 ha fatto di peggio. Galenda, Scarica, Calvi e Berbotto, il parco riserve (schierato chissà perchè?) ha subito danno e beffa: fuori dalla finale con il nono tempo. E qualcuno carezzava sapor di medaglia. Caro Phelps, ad ognuno il suo flop.