S. Maurizio, gli affreschi tornano agli antichi fasti

Grazie al restauro di Paola Zanolini, gli affreschi del coro delle monache benedettine vengono restituiti a Milano. La chiesa di San Maurizio è la testimonianza più importante della pittura lombarda del Cinquecento

Milano - Passava quasi inosservata, incastonata tra vestrine d'haute couture e locali sempre più trendy. Ma la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore di corso Magenta è tornata ad aprire al pubblico tesori d'altri tempi: gli affreschi del coro delle monache benedettine, uno dei più importanti cenobi femminili milanesi, scelto soprattutto dalle famiglie nobili più in vista della città fin dai tempi del Medioevo. E' tornata così all’antico splendore grazie all’intervento di restauro di Paola Zanolini che è riuscita a rendere ai milanesi uno dei gioielli più sacri e magnifici di tutta la città.

Un restauro senza precedenti Un restauro fortemente voluto dal Comune di Milano e realizzato grazie all’intervento munifico di Banca Popolare di Milano che, dal 1997. Nel panorama del patrimonio artistico milanese la chiesa ed il coro costituiscono la testimonianza più importante della pittura lombarda del Cinquecento. Un unicum sia per la qualità che per l’estensione della decorazione che, iniziata nel 1509 e proseguita per circa un secolo, ha visto alternarsi alcuni tra i maggiori artisti lombardi dell’epoca: oltre alla famiglia Luini sono intervenuti Foppa, Boltraffio, Zenale, Callisto Piazza ed altri, individuati dagli studiosi man mano che il restauro restituiva lettura originalità alle pitture. "Milano riscopre un piccolo tesoro nascosto, all’interno di uno dei suoi più antichi e prestigiosi monasteri – ha dichiarato il Sindaco Letizia Moratti – San Maurizio restituisce alla città i suoi preziosi affreschi, frutto di un esemplare lavoro di restauro, che dimostra quanto possa essere virtuosa per il bene della città, e in questo caso dell’arte e della cultura, la collaborazione tra pubblico e privato".

Un tesoro che racconta Milano Gli affreschi che coprono interamente l’articolata struttura architettonica permettono di approfondire la storia della pittura, della società, della politica, della liturgia e della fede del XVI secolo. Un ciclo di decorazioni attraverso le quali è possibile rivivere la Milano di quegli anni. I problemi per la conservazione della chiesa di San Maurizio sono cominciati con la soppressione del monastero nel 1798: prima gli edifici e i terreni sono stati adibiti ad altri usi, poi l’apertura di una strada sul lato est della chiesa ne ha compromesso l’equilibrio statico. Vicino all’edificio, inoltre, passano le acque del fiume Nirone. Queste, producendo una forte umidità di risalita, hanno provocato la fuoriuscita di sali, la comparsa di parti affrescate e il disgregamento degli intonaci nelle zone maggiormente attaccate dall’acqua.

L'editto di Costantino Il restauro ha permesso anche di avvalorare un’ipotesi sui paesaggi dipinti nelle cappelle laterali della Chiesa claustrale che costituiscono uno dei primi, straordinari esempi cinquecenteschi di pittura di paesaggio di grande dimensione completamente privo di figure e architetture. "La Milano cristiana e romana qui può attrarre tradizione e turismo, mettendo insieme il museo Archeologico, San Maurizio, Palazzo Litta, corso Magenta fino a Santa Maria delle Grazie – ha spiegato Massimiliano Finazzer Flory, assessore comunale alla Cultura - questa è la grande Milano sulla quale stiamo lavorando per averla pronta per il 2013, quando celebreremo l’Editto di Costantino, snodo importante per la nostra identità.